Più di uno si stupirebbe se vedesse di cosa è fatta la sua coscienza, che gli sembra così prestante: è composta di circa 1/5 di rispetto umano, 1/ 5 di deisidaimonia, 1/ 5 di pregiudizio, 1/5 di vanità e 1/5 di consuetudine, di modo che in fondo non è migliore di quell’inglese che diceva addirittura: A me costa troppo mantenere una coscienza.
Persone religiose di qualunque fede, intendono molto spesso per coscienza i dogmi e i precetti della loro religione e l’esame di coscienza fatto in base a questi. In questo senso si intendono anche le espressioni “costrizione di coscienza” e “libertà di coscienza”. I teologi, gli scolastici e i casisti dell’evo medio e di epoche posteriori la pigliavano allo stesso modo. Tutto ciò che uno sapeva intorno alle norme e ai precetti della Chiesa, insieme col proposito di crederci e di seguirli, costituiva la sua coscienza.
Schopenhauer
Lasciammo le ali nel deserto
Macchiandoci di cera
E della leggerezza l’essere
Prendemmo del vino
E una bisaccia
Prendemmo la luna
Come i cammelli lungo la via
E della vita gli acini secchi
Hai tu nell’animo il compasso
Un determinismo fattuale del cono
Che nell’ombra incide il tempo dell’ora
La vendemmia dei grappoli acerbi
In primavera
Hai tra le gambe l’animo giusto
Il teorema di Pitagora in efeso
Una base arrossita ed un cateto mancante
Che svirgola nel mezzo
Hai delle gambe asciutte tirate in diagonale
Perpendicolari alla guglia del tempio