![]()
Ci guardiamo
senza sorrisi
senza negligenze.
Tu, io
siamo in due:
né estranei
né amici;
siamo solo
sullo stesso
treno.
Senza giornali.
E dunque ancora qui
su queste strade, su questa via
che sa tanto di già letto
di udito, sentito, ascoltato, veduto
ripetuto.
Con gioia, o anche con indifferenza,
questo giorno è ancora nuovo.
Lo era fin dall’alba.
Non ricordammo i giorni d’attesa
dicemmo solo che era da parecchio
ad attendersi il caso;
e talvolta funesto, altre più docile
puntuale sempre arrivava tra la strada
e la meta.
E noi, senza perderci di animo,
continuavamo ad andare avanti,
talvolta soli, altre in compagnia
di quell'esserci ancor prima estranei.
Mettemmo il pastorello vicino alla capanna.
E sull’albero la stella.
Infioccammo il cappellino rosso con farina,
non avendo ancora lo zucchero a velo
della festa.
Il bue e l’asinello erano gli stessi di quando
baciavamo con timore e amore il Bambinello,
prima di deporlo nella notte di Natale tra
Giuseppe e Maria.
E con la manina,
inginocchiandoci,
ci segnavamo la fronte e il cuore;
recitando il Padre Nostro che sei nei Cieli.
Riderci
e poi assopirti
sull’eremo del capire
quel tuo scialle
aperto.
E sulle gambe
poi chiuse
il crisantemo rosso,
della domenica.
E d’improvviso
il ricordo appassito
di domani 25.
Lunedì. Di settembre.