Forse non fummo,
forse solo un tempo
qualunque.
o forse tra il cielo e il mare
o forse solo così
tra due nomi
che sanno di diverso,
quando si scrivono
oppure solo quando
si pronunziano.
Forse saremo ancora
o forse resteremo soli così,
ancora a chiamarci
l’un l’altro,
mentre fuori di nuovo piove.

Forse noi, tra un attimo e l’altro
forse i vestiti di sempre
al tramonto del sole
forse il rosso dell’amore
o la paura del nero,
quando è buio. Forse domani,
forse anche ieri,
forse solo ora
tra noi e le nostre mani distratte,
che cercano ancora.
Forse sull'erba, sarebbe l'epoca di sempre:
un desiderio e il cielo in alto
seguire le mani, i gesti candidi
stare di lato, come le margherite
mai uno più avanti, mai uno più in dietro
Paralleli a tutto il mondo
a terra, lo sguardo e i ragionamenti
perpendicolari al cielo
Allora sì, che potremmo metterlo
a fuoco -il cielo- come la rosa e la pergola
o l'acino e il chicco
mentre lo sguardo cade
e il gesto gioca nell'incerto del cerchio
Ti vidi, e a labbra chiuse il tuo sorriso
e nell'eros dell'istante la promessa
e senza tempo restammo muti
composti al gesto della rosa
Vanno via
tra le sfumature del rosso,
la sera che di breve
scioglie la notte.
Scegliemmo il rosa
tra le lenzuola e la lampada,
mentre sui muri le ombre
ancora raccontavano di noi
le nostre storie.
E così le gemme, dopo due raccolti,
e la frontiera dell’esserci ancora qui
tra noi e il futuro, dopo la neve.
Piantati al muro della comprensione,
e del mistero l’aureola del vago:
Nascemmo in Maremma,
scrivemmo sui biglietti dei nostri visitatori.
Studiammo e comprendemmo le virgole
dai lati; l’ottuso dell’angolo e lo scaleno
del seno quando è festa.
C’era quel di lato
che ancora non rientrava nel giusto
dei valori e sospendemmo i giudizi
sull’amore e il desiderio,
quando l’autunno e le foglie

Il nono giorno fu di geometrie