per incisi o aperti vicoli
sui muri o per gole d'eco
o per sentieri altri
tra le vie e i monasteri
dove il silenzio,
o anche l'ora
e il segno tra le pietre
e le nuvole in cielo
quando l’alba e i crisantemi,
o solo il numerare
lo stanco dei marciapiedi
e le chimere mozze
ai crocevia,
tra le strade e le case
prese a prestito
e dove anche le fontane
mi disse: andiamo più in là quando è sera,
quando il buio cade e l’ombra più non si conserva,
andiamo tra di noi, qui nel porto
c’è una parola brulla
tra la frase e il foglio
c’è chi la cerca
mentre ancora scrive
e si compendia:
non mi svesto stamattina,
lascio scorrere il sole
nella notte
C’è una strada nell’orto,
una strada tra le fragole
e i gelsi,
mentre tu scalza tra i rovi,
tra i rovi e le rose;
con bacche rosse sul ciglio.
C’è un movimento tra le spighe,
un movimento di piegamenti
tra l'orizzonte e la terra,
e tu col papavero rosso
inclinato alle ciglia;
tra le lacrime e il giglio
C’è un amore nei nidi,
c’è un pigolare di uccelli,
e tu, con le mani sul ventre,
ancora ne sorseggi il vento.
C’è un colore nell’aria,
un odore di miele,
un sapore di mare
c’è un odore di cielo
tra il tuo seno e la gamba.
tra la vita e la morte,
un vuoto di passo
tra il campo e i cimiteri.
sensazioni
questo scivolare
quest’oggi
tra la pioggia e le scarpe
mentre il prete, sull’altare,
sta per iniziare il verbo,
e non è del tutto tardi
tra l’attesa e i minuti
che mancano
mentre gli altri
in punta di piedi
ancora si affrettano
a riunirsi,
per poi insieme
di nuovo disperdersi,
così come queste parole
che ancora slitterano
tra le sinapsi e l'ora
di un giorno quasi normale
e senza nebbia
percezioni
Mi chiedo talvolta
tal
volta
se il cerchio resti ancora sospeso,
o se il filo ritorni al centro
dell’io, ma poi al semaforo,
in abitudine, giro sulla sinistra
e mi fermo per prendere il caffè,
il caffè,
mentre lei, svoltando l’angolo,
vestita tutta di rosso, di prima mattina,
di prima mattina mi agita la mano
mentre le mie dita ancora cercano,
ancora cercano,
l’inclinazione migliore
per sciogliere lo zucchero nella,
nella tazzina.
"VERAMENTE QUEST'UOMO ERA FIGLIO DI DIO!".
Questa Verità che ancora cerchiamo,
e tra la colomba e il volo
l’azzurro del cielo,
come tra noi e l’alba,
come tra l’amore e il mondo tuo.
Come quest’oggi che ancora sta
scorrendo.
O forse solo domani,
tra una mano e una promessa
sperduta
Buona Pasqua!
finestra chiusa
Abbiamo ancora del cammino
da fare, questa notte,
abbiamo ancora i gigli
sul davanzale,
mentre la finestra è chiusa.
E poi la via
quella di sempre
tra una valigia e un viso
senza sorrisi
o manubri di bici
sparsi tra i prati
anche se verdi
ove i ricordi
e le pecore in brado,
questo giro ancora vuoto
e limpido
mentre il ponte s’allontana
sulla destra del monte
dove all’incudine il martello
e del canestro il cesto
quando le rose
e al mattino il bianco della nuvola
tra i pascoli e il gregge
il tempo corre più del solito, stamattina
e a pasqua la promessa
c’è un mantello sulla strada
un mantello dismesso, forse ieri sera,
o forse all'alba,
e alla pace il quieto progredire
di un’ora alla fermata di un autobus
quando le foglie e il vento
e gli occhi lacrimanti
e il freddo della neve
raccattando in queste brevi distanze
quelle poche boccate da una sigaretta
ancora accesa
tra dita tremanti e labbra inaridite
da una nuova avventura,
tra le cinque e le sei di sera
e i lampioni già accesi,
quando tu o noi sull'altra strada