
OSPITE: Dici bene: ma su questo deciderai per conto tuo mentre il discorso procede. Ora, insieme a me, devi esaminare, secondo il mio parere, cominciando anzitutto dal sofista, cercando e rendendo chiaro con un ragionamento che cosa è mai.
Giacché ora io e tu a suo proposito abbiamo in comune solo il nome; ma quanto al compito specifico per cui lo chiamiamo così , forse l'uno e l'altro di noi potremmo avere, di per noi stessi, un punto di vista particolare. Ora su ogni questione bisogna concordare sul fatto stesso, mediante ragionamenti, più che sul solo nome
Platone, Il sofista
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"La bella poesia" (Ormedelcaos)
declamata da ventodimusica
La bella poesia
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novele stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido
Nuvole:
Noi oggi
nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono
Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell’intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d’oggi
Ci offriva alle mani richieste
E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene
tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l’altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia
e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all’offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli
nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie
dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi
ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai
E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l’olio che ci diedero al mattino
Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi
mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l’altra, dissero in coro
Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?
sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano
L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa
dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch’era già tardi e scapparono in strada

Cantateci l'alba
Cantateci l'alba, questa sera
Cantateci l'amore
Mentre la passione trema
E la paura ci prende
Fermateci il seme dell'odio
Diteci dei campi
Diteci di noi
Noi senza numeri
Noi senza patria
Noi e la storia
Noi e un nome disperso
Tra la strada e la vita
Noi di ieri e noi di domani
Noi con due mani e due piedi
Noi senza volto
Noi senza niente.
interpretata da ©ventodimusica
foto Copyright © ormedelcaos

mettiamo a posto le parole, rispondemmo
prendiamo i gigli e li mettiamo tra le rose
Copyright © ormedelcaos
I figli del paradiso
Se ogni anno sbocciano nuovi fiori
vorrà dire che dovremo rifornirci di acqua
per innaffiare queste vesti pudiche
al sole dei bisogni, alle primavere di senso
e ai figli del paradiso.
Le modalità
Abbiamo diverse modalità per collegarci al mondo,
al mondo degli altri, e qualche volta vi restiamo anche
in silenzio per ascoltarlo. Aggiungemmo.
Maestosa questa nota stretta qui sui colli largo incide amena smussata la rondine di testa si asside fermo il tempo dell’astemio - ah temo di fuggire - in cui sfugge agli inchiostri e mentre le si resta a canto il nido - ah, il nito del dò - dicemmo prendiamo gli occorrenti tutti il ramo secco la pula e i bastioni per quanto saranno grandi i gelsi toh prendi anche questo cretto che li raccoglieremo tutti tra i clivi storti delle copule di cesto negli attimi dispersi nei tanti finti tondi degli attimi di sfondo dei giri ancora sghembi in quelle giornate rotte dei diversi riti monchi di vergini riverse da far poi dir che in esse ti sposerai di piglio tra i mirti e figli degli alberi di giglio che ancora non ci sono.
Indicati, perdemmo i gelsi e i resti
Perdemmo le more
E di cui
I nomi dei dispersi
Svegliandoci nel sogno ancora ci chiamavano
E rispondemmo presenti
Anche quando tu mi dicevi di star zitto:
Ché ancora non arrivano a te.
Prendemmo le cure dei tempi, dei posteri
e dei sempre come negli alti piani e bassi
dei mezzani privi di ascensori.
E di cui anche agli allori dei gradini.
A volte stanche queste ore, altre dismesse
dai più.
Comunque navigate per il senso delle attese.
Così come quell'affetto che ancora ti riporto,
Per intero.