Tra stanzialità e nomadismo
Con bilance tarate, ologrammi,
quasi a misurare i suoni
della sabbia
e poi al muro le immagini
a costruirne siti dell’herectus
in mouse, in infingimenti lievi
con tonalità rosa lento chiaro
a lenzuoli di lino in camera/pc
con vista mare.
Sono luoghi così, nascono poi muoiono nell’entropia del decadimento disperdendo i logoi, gli spiriti che li hanno animati, li hanno resi vivi. Così era quel ballo assorto tra il corpo e la mente, l’elegia di ologrammi dapprima insulsi, poi tendenti al logico raccoglimento in una tonalità accentrante la nascita verso est del foglio alle prime luci dell’alba. Un vuoto da riempire tra sinapsi ed amanuensi, tra una forma ed un colore da rendere alla vita. Forse l’attività di una lieve forza a rendere virile un mouse poggiato tra la noia e la vita nel mondo, nell’incapsularne i movimenti e riprodurne i gesti. Un tram, una carrozza, un treno, un automobile che attraversa il semaforo mentre il vigile prende il numero di targa, due lettere e alcuni numeri.