orme del caos

letteratura e arte.......................................................................................................................................................................................

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martedì, 28 aprile 2009

 
Solitudine
 
 
Quella unica presenza,
ch'è solo tristezza,
che assale ad indicare
qualcosa di impossibile.
 
 

 

postato da: ormedelcaos alle ore 20:30 | link | commenti
categorie: solitudine

 
Il libro
 
 
È un freddo nel gelo questo libro
che si sfoglia una pagina per volta,
dopo averlo cercato tra tanti. Ed è
senza copertina ad invitarti quasi
con le sue letture quando la tristezza
diventa simile alla noia. Viaggia cioè,
ma non t'interessa più né dove vada
né dove venga, in quel suo indicare
il foglio.
 
 
 
postato da: ormedelcaos alle ore 20:28 | link | commenti
categorie: riflessioni

La seconda marcia


Come le rose che porgono all'aria prima i profumi
e solo dopo i colori, come spoglie a sperdere,
come le strade che scendono e s'imbrunano
misteriose tra l'incerto e il sogno, la sera,
quando stanco dal lavoro fai ritorno all'amore
e tutto t'appare più calmo, com'anche i rumori:
solo leggere note in lontano,
così nel quotidiano vivere in cui lo smarrimento
spoglia e il chiedersi d'una leggera brezza
quando essa ti assale,
e passerà questo momento, passerà alle prime luci
dell'alba quando avremo terminato il nostro sonno,
e allora ci gireremo e chiederemo intorno cosa fosse
quell'attimo,
questo nostro distrarci nell'abbordare le curve
in seconda.
 
postato da: ormedelcaos alle ore 20:16 | link | commenti
categorie: riflessioni


(a dire il vero mancherebbe ancora un appendice al testo per ritenere il caso: Chiuso! e da cui solo:
lavori in corso)
 
 
 
Gli Specchi del Motel
 
 
Mia Signora Padrona, le scrivo così come mi vengono adesso.
 
Perché, ci dicevamo, sgattaiolando tra le scale:  Perché ci ha preso i documenti? mi chiedevi. E io: non preoccuparti, ti rassicuravo zitto: fanno sempre così, ce li restituiranno  dopo, quando scenderemo, e magari prenderemo anche qualche cosa al bar. tu che preferisci? E poco dopo già vedevi le lenzuola. Le scrutavi anche in controluce.
Non volevamo, così da soli, prenderci anche degli scoli; scoli degli altri. Bastavano già i nostri con quelle lunghe fughe, di mezz’ora, o giù di lì, su un letto finalmente a starti dentro e tu a tenermi le dita tra i capelli dopo la prima volta, quando io già con la sigaretta in mano alzavo i cerchi di fumo, al cielo, al soffitto, azz di nuovo, pensavo,  faranno affari qui, affari d’oro, mica come nei bagni del Grand Hotel di Rimini, marmi pregiati: qui solo il rubinetto e un piccolo cesso, penso, pensavo, mentre ti tenevo la mano sulla tua calda fessura che riposava tra le volte e le girandole dei miei sogni già al vento inoltrato, spesi ed investiti nella prima delle lunghe rate di un prestito ad usura. Atteggiamento trasognato, ora, il mio, quasi da poetico esistenzialista con la sigaretta tra le labbra che si alza per affacciarsi, senza troppa chalance, a vedere chi c’è giù. Così, di passaggio, al Motel.
Quasi ci aspettassimo qualcuno.
Eppure non ci sta, pensavamo, in silenzio Era partito, il Suo ragazzo, e ancora non lo promuovevano a tenente da potergli consentire delle fughe annotate anche solo dopo. Mica poteva abbandonare il picchetto. Ci rassicuravamo agli sguardi del sole che stava tramontando sul nostro bel panorama anche di fuga lesta.
Il nostro picchetto era d’onore, spada in mano io ora sul letto a ginocchioni a guardarti, a riverirti: Signora  la capitano:  avrei voluto anche chiamarla, e dirle con rispetto: Mi piacerebbe mettermi ancora di guardia al suo posteriori, a mezza voce, forse, avrei potuto anche sussurrarglielo. Ma sarebbe stato, per me, poco corretto nei suoi confronti, e perfino troppo diplomatico. E, invece, senza parlare, a gesti, le dissi: Preferirei, ora, il suo culo! E l'alzai a dirle: così proprio come si è messa lei, timida, gambe poco divaricate, testa in giù, mi va bene.
Comunque non glielo dissi, se ben ricorda, ma restai solo muto, così come Lei, d'altronde, così come muti scendemmo zitti zitti anche le scale.
Mentre tu, più indietro mi chiedevi, tirandomi per la giacca: Vedi se c’è qualcuno! abbassandoti anche troppo sulle scale, non certo pericolose, ma restandomi comunque dietro. Ché io già armeggiavo con la vista molto innanzi da noi, dietro la sua impellente richiesta, quando ancora non ci avevano restituiti i documenti, che io, anche questa volta suo Servo, come del resto sempre, ero andato a ritirarli a Lei Signora, e, approfittando,  anche per me.
Non ricordo se c’erano o no i bagni puliti, che lei subito dopo li cercava, - avremmo dovuto pensarci prima, mi dicevo -  tra me e me,  ancora  mentre la facevo lungo la via, senza neanche chiedermi troppi perché, che lei mi stava scappando - così tra le mani.
Forse aveva anche molta fretta, Lei; e così accelerai che poco dopo eravamo già al semaforo del suo grande fratello.
 
Il nobil uomo.
 
  
Gliela scrivo così senza troppe letture, con qualche dovizia di particolari, e, pertanto, mi scusi di qualche errore e omissione, ché io preferisco leggerLa sempre dal vivo. Come mia scrittura sempre nuova, la Sua, per me
  
  
 
Invito in codice al Motel
(codificato nei tags e nei movimenti di parole)

Essì, mia Parola Lucida, o anche troppo trasparente: al tatto,  mi mancavi, e così ho pensato di spolverarti un poco qui sul letto,  magari di un motel, insieme a te, se ci starai..
Che ne dici, ti aspetto, no? attenta, però, leggimi bene prima dell'uso, quelle mie parole.
Comunque ti aspetto delle ore. Pensaci bene, e poi magari mi chiami, o mi bussi anhe alla  porta.

Il mio whiskhy preferito è il jhonny walker, etichetta nera. Anche se sono astemio. Attenta però al Rosso delle scale.


Ciao caotica-mente ci ho fatto un pensiero per noi agli specchi senza bui oltre le siepi stai attenta a dove metti i piedi quando cavalcherai i sentieri di frasi più lunghe non temerne i punti, o anche solo le virgole, lascia scorrere tutto dentro di te, tanto poi questa volta ci laveremo bene. Silenziosamente in crittogamici sguardi alle menti altrui. 
 
Incontro al Motel - stanza n 39
 Spero che la destinataria dell'invito accetti, colpita dalla originalità della sua eloquenza, nobil uomo. Ma attento che potrebbero accettarlo in molte. Le donne qui al Motel ci sono e sono anche abbastanza tristi.
 
Il Nobil uomo, era il fratello della compagna con cui andammo via qualche pomeriggio fa, Signora, Lei ancora non c'era qui. Ci sono tornato solo perché intendevo ancora rivivere quella bell'aria dietro le persiane che ci arriva chiuse in quelle ore, -sa, la mia ragazza, non ama la luce per una congiuntivite che prese a rileggersi sempre, anche al buio, allo specchio, quelle sue parole.
A proposito, vorrei farmi leggere da lei quando anche lei si fa sì allo specchio, vedendomi che le sto di fronte, e leggendo, anche tra quanto lì è riportato di me tra gli avvisi dai naviganti in poi. 
Anche io non sono del posto, anche se sono quasi in tutti i luoghi con la mia piccola fantasia. Attenta, però,  a quando si chiude in bagno, potrei anche vederla con la mia assidua testardaggine a stare sempre lì tra i piedi nei grandi hotel. Qui un pò meno, ma comunque io ci sto, volentieri, sempre se lei mi cerca, anche dietro la sua porta, o, se non va di fretta, nella sua camera da letto con vista sul mare, che qui è anche molto bello e arioso, oltre che armonioso come le sue dolci note musicali con cui ci ha profumato e addolcito gli animi tutti di lei, ed in particolare a me con queste sue parole di attenzione, ora che stavo per trascurarmi anch'io. 
Ladri, penso,  non ce ne siano: solo poeti e poetesse, come anche lei dice, sparsi camera, specie al tramonto quando, piano al suo piano, agile con le sue dite, ancora non note, ci suona a tutti. Qui. Le sue fantasie.
Avrà dolci mani, penso, oltre che un buon cuore. E se non mi sono ben riflesso in lei di qualche mia parola per la mia sempre fretta di precederla, me lo dica, la seguirò: faccia pure con calma che io tanto l'aspetto, come aspetto, sempre pronto per mia natura, a chi mi cerca, per mostrarmi nudo così anche a lei, al mio buio se verrà, giovane come lei è sempre, e di cui avrò sentito o,  magari, solo immaginato, Lei qualche mia parola mentre l'invitavo, oppure, altra mia ipotesi, questa volta delittuosa,  che avrà letto da qualche parte, ché qui si spiano anche le parole per starci ben sempre dietro fino alla fine.
Questo per dare maggiore sicurezza al Luogo e al Topos e anche ai nostri clienti  sempre gentili con noi fino a quando non viene qualcuno a cercarli. E lì son botte. Tra di loro, certo. E, allora, scappano, ma poi quasi subito ci ritornano, per rivederci ancora qui noi a loro ad aspettarli sempre ben felici insieme a loro, che ci corrono così anche di nascosto.
 
 
La cosa che più mi rattrista, gentile caos, è l' acuta mancanza di favole di cui lei mi parla, l' assenza di voce magica che canta l'esistenza delle fate, niente sorrisi di nuvole che vengono di notte ad invadere la solitudine, d'inverno e d'estate, luna piena o luna nuova, freddo o pioggia, neve o vento di tristezza.
E nella notte lasciano inondare di sogni la stanza aprendo tutte le finestre, di stelle sciolte il cielo.
Stia attento, se è la prima volta, non apra le finestre di colpo, una ventata improvvisa di aria calda del sud potrebbe farle male: le socchiuda poco a poco. La lenta attesa sarà il più bel tempo della vita.
Ventodimusica
 
 
 
Questo frastuono


Come quando anche tu
e forse adesso
noi
o solo tu ed io
senza l’altra tra i visi
e poi ancora noi
tra i piaceri
e l’imbuto
o forse un destino
ancora insonne
e una damigiana vuota


quando i se


Come se far l’amore
o le insidie del tempo
tra il volere e il desiderio
quando pasqua e le colombe
o il ciabattino e i sandali
del netturbino
a spazzare quei ricordi
e poi dall’alto
quei fogli appesi
tra i crisantemi e il bacio
di domenica.
Questo frastuono


i cerchi


O anche sulle cosce
a porgerti
il danno e la promessa
e l’affanno
ad ingrossare i dubbi
di cui l’uno
e le altre accanto,
mentre i tremori
e il caldo dell’estate
salire alla mensa
della dubbiosa attesa

O anche noi solo così,
noi, finestre socchiuse agli eventi
sugli avamposti del mai
frastuoni, ai sogni in occhi
aperti se le stelle, e tu le vedi,
mi dissero,
ai nati


orme del caos
 
 
Quasi mi riconobbe, dunque: chiamandomi Caos, aggiungendo anche: gentile, che quale ultima parola, stanotte, io : Gentile le rivolgo, riflettendola da me in lei, se osasse, ancora ispirata in canti e note,  venir di suo qui al buio, o anche solo affacciarsi al balcone della sua stanza a vedere il cosmo. Di cui anche io figlio, pure se disperso in flessioni di loro gli altri.
 
Caos
 
 
 
 

Notte: Gli Specchi del Motel. Stanza n. 39
Ore 3
E' notte, e
tu che sempre
a me vicina stai,
d'accanto
Amore mio
tu: dormi
in grazia, ché
di giorno, domani: posi
e adesso d'ancora
ch'é notte invece, io: prendo!


Dormi.
Possa d'aiuto al meno
della tua notte portar
la notte mia; dopo
che io, io: se quel suono
a me d'ancora un po' partiene,
che
a notte son
nel giorno: quel giorno,
che in dì
porta pene, e sono qui
a
giorno di quel
buio, che
a notte io
veglio.


Tanto tu
di tanto abbandonata al canto
sei di pace al sogno:
mio, che
abbandonasti il tuo, d'onde a me:
che fosse il mio,
lenir
d'una notte al
naufrago di giorno del cammin
di vita mia:
scommessa; sconnessa
d'una vita, in canto
d'errato; di trastulli
in pace: ch'erra.


Tu dormi
amore mio,
che doloroso a te è quel sogno
che di giorno
a me, domani tu, indarno, a me
porgerai.


E' notte, e poco prendi!
Al molto domani volgerai.
Mutato, in sogno d'amore il tuo,
domani
porterai al giorno mio, che misero
ancor, a notte veglia.
Indarno sogni,
e ti ringrazio in sonno.


E, come potria sennò sbarcar
la pena mia, dopo
che troppo ebbi l'amaro
portato in porto?
Domani: io
a te darò, dolce d'un verbo
l'inganno, la mia pena,
e tu
il sogno, che tu or neanche
chiamata sei
a consumare, seppur lo sogni;

ché qual, nutrice,
vergine ancor
di
dono, al misero dovrà alleviar la pena;
ché al misero,
non basta dono, per alleviargli
il danno suo.


Dormi, e
neanche il sogno ti appartiene.
Duro il tuo fato, oh bella mia!
Ed io, se ancora
quel suono mi partiene, che
non nascosi al pianto:
sciolgo.


Tu dormi;
ed io che, misero, ebbi
portato il canto.

Ormedelcaos
 
 
Quasi mi riconobbe, dunque: chiamandomi Caos, aggiungendo anche: gentile, che quale ultima parola, stanotte, io : Gentile le rivolgo, riflettendola da me in lei, se osasse, ancora ispirata in canti e suoni, venir di suo qui al buio da me, o anche solo affacciarsi al balcone della sua stanza a vedere il cosmo. Di cui anche io figlio, pure se disperso in flessioni di loro gli altri.
 
Era iniziata così l’attesa. Da un incontro "di", oserei dire - anziché “a”, mezzanotte.
Gentile signore, nobiluomo anche lei, della stanza n. 39, io non ho paura dei ladri, sono poveri uomini in cerca di qualcosa che non hanno, e se la prendessero pure. E non ho paura neanche delle spie: spiassero quanto vogliono. Quando uno si guarda nello specchio tutti i giorni le spie non possono vederti, ti vedono solo i nobiluomini. Allora passerò da lei, stanotte , a mezzanotte, e mi lasci la porta socchiusa, non avrà sorprese. Porterò con me tutte le note che ho per rasserenarle la nottata. Faccia una cosa però: resti al buio. Io la riconoscerò dalla voce e dalle parole spettinate.
ventodimusica
Mi benderò fin da ora ad attenderla, dandomi a me del fortunato:
che sei tu proprio tu a me, riflettendomi di testa: tu bendato, e bendata
lei che viene ad occhi aperti al buio dello specchio tuo, mi dico.

E attendo, l’ attendo, quasi: ti attendo oserei dirle,
tra il sogno e il buio dell’attesa, che or mi consiglia
di tenere con me, e in me, agli occhi miei chiusi quando verrà
coperta di note, la riconoscerò, e lei mi riconoscerà dalle mie parole spettinate
che ancora più subbuglio daranno al giorno nostro, anche di notte,
che sarà la mezzanotte, e per noi l’inizio.
Le suggerirei, sempre nella trasparenza del mio buio,
che cerco ancora dei vuoti di cui mi lasciarono agli occhi miei
sguardi fuggitivi e segni di labbra sconosciute, di donna certo, che un giorno,
distratto a me, mi ritrovai in segno di cuore, in rosso di rossetto.

E mò, a mò di cappuccetto rosso, infine, mò le dico che poi potrei anche dimenticare queste mie parole, al buio mio, le porgo queste mie ultime piccole orme di stanotte, notiziandola in merito che fin da piccolo non mi raccontarono mai favole, poche ne vidi, e quasi di sfuggita, dimenticando persino di ricordare la cenerentola che mia madre era, così come mai la conobbi, né la vidi, né mai si posò con i suoi occhi e le sue labbra su di me.
 Orme
 
Gentile caos, ciò che è successo stanotte non accadrà mai più. Sono entrata con le armi di fata e senza lune in testa. Il tepore abbagliante della stanza buia mi ha affondato e sono uscita subito da me stessa senza entrarvi più.
Tutto il tempo rubato alle favole perdute si è insinuato perennemente dalla finestra socchiusa e il caos e le parole spettinate mi hanno dato il colpo di grazia. Mai avrei potuto immaginare una marea così fluida e piena e costante e dolce.
Tutte le note mi rivestivano di pellicola trasparente mai ridendo di me, mai interrompendo la melodia.
Quanti millenni di parole e di anime siano entrati nella mia persona in quei momenti non so, ma quando il mio corpo è uscito dalla stanza tutto il resto è rimasto lì.
Gentile caos, grazie.
 Ventodimusica
 
 
Le lascerò, mia Gentile, dati anche i suoi venti del sud, queste sue note che in me colpirono i sensi del centro, la ringrazio ancora di tutto, e se, qualche volta sentirà nostalgia di me, venga pure, io l'attenderò sempre come è anche mio dovere, oltre che dolcezza immensa per me, il suo creato.
Io non conosco le note, e perciò posso solo riprodurgliele così come le ho sentite io.



ancora i suoi baci le rinvio come, del resto, le sue stelle a me di luce e suoni al buio di noi che non conoscemmo la notte, anche se vi eravamo dentro, stanotte
Caos
 
 
 
Allagata
Inondata
Per sbaglio finita
in un mondo parallelo
di giochi e colori
Sfrontata
Stordita
Come un bimbo sbalordita
Avvolta
Perduta
e ritrovata
tra strane pareti
bucate
Sotto tetti d’avorio
di case
Sotto un cielo incendiato
di sole
Ricordare, mutare, sfatare
Capovolgere
e poi dimenticare.
Ventodimusica
Venne, ricordo il momento: la guardavo ringraziandola, e non solo in cuor mio,
della durata che imprimeva a quella sua nota che gestiva il movimento cadenzato
dell’essere, noi al tempo, come presenza al buio di una ampiezza affidata alla
necessità del caso.
 
Caos
 
 
Il Trucco - Stanza n. 39
 
Congiunti
[Lasciammo che il vento ci spanda]
Una stanza d’albergo e noi.
Volti rabbiosi ad infiammarci.
 
Lo specchio alla parete ad accogliere i lembi
di corpi scivolati oltre una cornice marrone
mentre raffiche bagnate di neve rossa
ci entrano i vestiti appesi ad ossa lucide
sibilando l’arrivo del fuoco.
_motore delle nostre gradazioni.
 
Gli occhi sono la prova di questo crimine
bisturi chimico tra stomaco e gola
e tra le vertebre nervose il tempo dei brividi
sul ciglio di un’indecenza che ci scorre il fiato.
 
[Poi] sul letto
frammenti scomposti della nostra tempesta.
 
ParolaBuia
 
 
 
Ciao, arrivasti!
Stavo ancora dormendo. Abbiamo fatto tardi questa notte. 
Eravamo ancora svegli in quelle ore in cui anche le parole, perdendo i suoni,  si abbandonano alle loro immagini per rinnovarsi il vergine di alba ed apparire così fragranti e fresche di conio al mattino, quando tutti si svegliano e le paiono ancora più vere di quelle lasciate la sera innanzi, quando le avevano abbandonate sonnambule.
Sonanti persino ai destini di chi le pronunzierà a notte inoltrata, quando già dorme, e le porta con lui, come per i cani, a pisciare assieme.
Siano esse solo parole di amore o solo di mercanzie; o, mischiate entrambe, come questa notte qui nel motel.
 ormedelcaos
 
 
 Gentile caos, è un po' che ripenso a ieri notte, e c'è qualcosa di parole non dette e musiche non suonate che mi pesa sul cuore: la Sua musica dolce  e fantastica a me indirizzata è arrivata dritto alle viscere della mia fragilità, dove ha smosso un impetuoso bisogno di andare subito al piano e di suonare . No, niente di simile mi era mai capitato prima. Ho suonato, e ho registrato per lei, e vorrei mandarle intatte le note fantastiche di un grande autore scivolate di colpo sulle mie dita un po' incerte. E mi scusi se l'interpretazione è personale , e mi scusi l'emozione che traspare, ma vorrei che le arrivasse un ventodimusica. E se ora presta l'orecchio forse può sentirmi ancora suonare nella sala al piano terra del motel su quel vecchio pianoforte un po' scordato ma dall'aria tanto ingenua. E' per Lei.

ventodimusica
una parte un pò curata e sofferta

È gentile come sempre lo è e lo sarà con me, e con tutti quanti, mia cara Signora dai suoni dolci e dalle mani delicate. Io noto bene ogni cosa, anche non volendo, fissandosi loro in me anche se poi scompaiono alla vista, e le sue mani le ho visto bene: sono di donna onesta, di madre accurata, che cura e tratta i suoi figli con la stessa bontà e delicatezza delle note, di cui fa il pieno d’abbondanza nella vita di tutti i giorni, là dove per gli altri è più dura la salita.

Le note del suo concerto, eterno per me, appunto della Vita, quella di madre, della Madre di tutti giorni, e, quindi, anche di me, oltre che dei suoi figli a lei più vicini. Non voglio coinvolgerla in questo strano gioco mio del caos, altrimenti potrebbe perdersi, e disperdere anche se stessa oltre che il mio sogno, e, da mamma, qual è, allontanarla così da quelle favole con cui ha intessuto di note la sua vita, tanto da farla a me apparire, quella sua, come quella dell’amore eterno. Della sua storia. La Storia della vergine donna che ha partirono loro, i suoi figli, perché voleva avere i figli, ma che se li avesse già avuti in dote di nascita lei sarebbe rimasta vergine.


Le dissi di cappuccetto rosso, or dunque, si ricordi.
Le disse anche di cenerentola.
Non sono io in dubbio di me, perché sempre e solo riflesso sono io, ma qualora decidesse di venire a trovarmi di nuovo, le porrei una sua sfida, non per misurare l'amore suo, ma solo il suo coraggio. Di quando Lei ancora non era nata.
Io rimarrò sempre al buio di me, e con lei e con me stesso, come le mie parole che lei definisce: spettinate, sia prima che dopo la sua prova, qualora accettasse di notte questa sfida.
Io sarò assente quando lei verrà, anche se presente per necessità della sua stessa sfida, ma senza mai esserne comunque testimone. Né tanto meno parte lesa, o giudice soltanto.

Le chiederei, qualora volesse tentare, di provare a mettere le sue labbra su quelle mie orme lasciate lì a me come suo segno, non suo di suo, ma così come stanotte le narrai. Io distrarrò frattanto il tempo per quegli attimi che le saranno necessari. Cercando di ingannarlo, così come  fu fatto a me, spostandogli nel riflesso le immagini delle sue ore. Quando, a mezza notte in punto, appunto le due non si conosceranno:: tra quella che lo lascia e quella che gli entra.

Le sorrido per il suo gesto, risentendola ancora quella sua, piena, musica,  e, ancora commosso la saluto a forma di quel rossetto che ho sulla mia guancia, piangendomi per lei.

Caos
 
 
 
 
Nella fisica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg stabilisce che:
 
« non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria »
 
 specchi degli eventi
inoltre quantifica esattamente l'imprecisione (vedi cifra significativa di una misura).
È una delle chiavi di volta della meccanica quantistica e venne formulato da Werner Heisenberg nel 1927.
Il principio non si applica soltanto alla posizione e alla quantità di moto, ma a qualsiasi coppia di variabili canonicamente coniugate. Nelle formulazioni moderne della meccanica quantistica il principio non è più tale ma è un teorema facilmente derivabile dai postulati.
In generale, qualunque coppia di grandezze osservabili generiche, che non siano nella relazione di essere compatibili, non si potranno misurare simultaneamente, se non a prezzo di indeterminazioni l'una tanto più grande quant'è più piccola l'altra.
da wikipedia
 
 
 
Mi piace quando non capisco ciò che leggo...:) mi intriga la mente e divento curiosa..e si sà..la curiosità è femmina!! E un bel prof. di fisica quantistica in un Motel, potrebbe attirare l'attenzione di una bella donna che oltre all'aspetto osserva il portamento di un uomo che sa più di quanto non dimostri l'aspetto...
criss
 
 
Opss, una new entry nel Motel, una signorina molto intrigante dall'aria austera ma elegantemente vestita..Una bellissima donna d'affari oppure una studiosa li per un convegno.....Ma??????? :)
 
 
 
La Signorina Sweet
sweetcristal 
 
 
Qui slittiamo, signorina o signora che sia già tra ieri e oggi, tra l’amore eccelso e quello carnale, detto anche da noi sesso, non so dalle sue parti, o, se anche più stretto nei tempi tra di noi, incesto, se non sono passati molti anni dalle ore di quell’anno in cui nascemmo presto tra di noi. È il tempo, signorina, è il tempo che fa tutto lui. Anche stanotte.
Non sono mica docente di fisica, sa, me ne guarderei bene, ma solo riflettente i raggi delle sinapsi, così le chiama lui, il mio, ora, lontano padrone: il professore, detto da me anche semplicemente: lui, nei suoi lampi di genio medievali tra la fisica di oggi e quella di ieri, dove lui si trova in mezzo ma che vorrebbe trovarsi molto più avanti.
Lei quale preferisce? Anche se non è poi l’ora del caffè

Ha visto, per caso, qualcuno venire di notte, aprire la stanza, affacciarsi al balcone chiuso, tirare le tende, e poi andare? Grazie.
Sono cambiati i tempi, signorini, e tra di loro i tempi stessi, oggi si fa l’amore molto più avanti quando noi non ci siamo più e ci assegnano le nascite altrui che non conosceremo mai, anche se ci mettessimo a pensare fin da adesso. Io e lei, bella, agile, anche di molta assai bella presenza, gambe un po’ divaricate, penso anche un bel culetto, e così via.
Mò mi ripasso la lezione di ieri. Se lei vuole accomodarsi faccia con comodo come se non esistessi io qui per lei anche se si spoglia.

 
i tempi cambiano, questi tempi, anche se poi noi qui, restiamo, o ce ne stiamo dentro. noi, cioè noi due assieme, o anche qualcun altro che non sappiamo, ma che immaginiamo sia del nord o del centro,umh: facciamo centr'america non si sa mai gli arabi e i destini, io mai pronunziai d'allah, o sinonimi di frasi o pensieri anche se candidi che intendessero offendere qualcuno, compreso lei, qui bella fra noi, stamattina, seno in fuori, gambe un pò divaricate, bel culetto, ed occhi azzurri.

 
 
ops, avevo dimenticato: "anche fra di loro”, ma l'ho aggiunto in tempo.
 
 
ah, mi correggo ancora: rectius, oserei dire, sa, noi abbiamo anche il copia e incolla, anche sua, direbbe lui, invenzione, ma questa volta mente e sa anche di mentire, ma che ci vuole fare i tempi, le università, le genti, e poi: non si sa mai.
ah, che dicevamo che ci scappa il caffè e la moka?. ce l'ha lei una bella moka che la mette sul fuoco, la domenica mattina, si alza lei, bella presenza, gambe un pò divaricate, bel culetto, occhi azzurri e capelli anche se biondi?
 
 
il "se", è d'obbligo tra noi di fisica, anche se io solo coniugato un pò di passaggio. questi pensieri vanno vengono e poi ritornano, mi scusi lei se ripetitivo stamattina: lei bella presenza, gambe un pò più divaricate, bel culetto, seno in fuori, occhi azzurri, capelli anche se biondi, senza scarpe, oserei dire, o anche aggiungere: a piedi scalzi.
 
Nella fisica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg stabilisce che:
 
« non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto con precisione arbitraria »
 
 specchi degli eventi
 
 
 
 
 
Ci siamo persi, mia Signorina Sweet, eppure siamo ancora qua. Provi a cercarmi che io ora sto fermo tra queste stanze del Motel.
Lei, bella presenza, a piedi scalzi, gambe un pò divaricate, seno in avanti, bel culetto. E non aggiungo altro perché è tardi e dobbiamo recarci in spiaggia.
  
 
 
 
Signorina, Signorina Sweet, mi vede? avrei qualche proposta qui da farle, non certo quella più intensa, ma comunque anche una anch'essa nata.

Avrei con me qui un'idea per lei che sempre bella e pronta è, sto dimenticando tutto, volevo dire; bella è pronta, bell'aspetto, come stamattina, due belle gambe, petto in fuori, bel culetto, e invece scema il tempo, mi scema addosso scalzo che sono scalzo e stanco come i suoi stessi piedi, che lei ha qui con me

i suoi sono scalzi i miei non so



dicevamo: pronta è a corregger le sue bozze.

Io qui ancora con lei, lei bella presenza, petto in fuori, gambe un pò divaricate, culetto bello sodo, insomma lei già sa la filastrocca, vorrei solo narrarle della mia parte

di quando mi metterei nel suo letto

quando mi alzerei e nel frattempo le proporrei : qui ci sono due uscite, mia cara signorina, e di cui una nel bagno e l'altra alla finestra.

Mi dice che non mi vede, e allora provi solo ad immaginarmi, a leggermi quel rosso che io qui porto a lei per calcolarne a suo modo la misura oppure il danno

mi dica che mica l'ho capita. mi gridi più forte che mica non la sento

Se non le va bene, non faccia fatica a cancellarmi

Le faccio solo mezza proposta. proviamo un pò ad incartarla insieme, le proporrei come finale

Dicevo degli specchi se non saranno resettati provi ad avvisarli un pò se ci riesce, che a me son stanco e mi cade l'accaduto

E' che il professore, quello che lei chiama di fisica ed io invece solo: lui, vorrebbe collegare questi specchi a quelli dei computer che hanno alle case loro, anche se vecchi, e qui mi scappa il resto

Mi faccia sapere, che io resto qui di attesa, non nel suo culo ma solo qui sul letto. E' che insieme arrivammo, e che anche adesso insieme ce ne andiamo.

E che ancora non so quale sia quella mia parte, se interpretare quella del figlio o solo quella dell'amante.





END
Appendice, oppure solo: lavori ancora in corso
 
Suggerimento....


Attenda..la signorina Sweet arriva sempre nel momento giusto in cui deve arrivare..Né un secondo prima né un secondo dopo..Solo nel momento in cui lei decide di farsi vedere..La signorina Sweet non ama linguaggi espliciti..Lei ama capire senza esplicitare e nel velo delle parole misteriose vi è più di quanto si possa immaginare..

Bene caos, cerchi la sua Sweet, tra queste stanze le basterà seguire il suono delle note che incantano..

un sorriso,:)
criss
 
 
 END

 


Autore » © Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano


A te che sei qui, grazie commenti (1)
#1   30 Giugno 2008 - 18:44
 
Risultato eccellente. Dite quello che volete, forse incomprensibile, ma secondo me eccellente. Non chiedetemi perchè. Vi rispondo subito che non so il perchè.
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postato da: ormedelcaos alle ore 19:11 | link | commenti
categorie: racconti in correzione
domenica, 26 aprile 2009

versione definitiva



Le Cucine del Motel

Appendice agli: Specchi del Motel 



la Sala N. 3

 



Ma a noi
Non è dato trovare luogo in nessun luogo.
Soffrendo, gli uomini passano,
Cadono alla cieca da un'ora all'altra,
Come acqua gettata da scoglio a scoglio,
Per anni, giù nell'Incerto.


Holderlin






Ciò significa due cose. Da un lato, che ogni cosa dipende dal cammino, e cioè dal fatto di trovarlo e di restare su di esso, vale a dire del sapersi "mantenere in cammino".
I cammini del pensiero della localizzazione hanno di caratteristico il fatto che, mantenendoci in cammino su di essi, siamo più vicini al luogo di quando ci mettiamo in testa di esservi già giunti per insediarci in esso; il luogo, infatti, è nella sua essenza, del tutto diverso da un sito o da una semplice posizione nello spazio. Ciò che noi chiamiamo luogo [nel nostro caso il luogo d'origine dell'ethos] (Â…) è ciò che raccoglie in sé l'essenziale di una cosa.
Tutto sta nel cammino – significa dall'altro lato: tutto ciò che bisogna scorgere si mostra sempre e soltanto cammin facendo. Ciò che va scorto sta nel cammino. Entro il campo di visione che il cammino schiude, e attraverso cui conduce, si raccoglie ciò che, dal cammino è, di volta in volta, visibile.


Heidegger



1° Comma

Il Circo del Tempo

1° Episodio

la resa del grano - ossia la conoscenza delle proprie gambe o delle proprie spighe attraverso il pane e la pasta che troveremo nella sua cucina.

o anche:

L'Eraclito di mio nonno e il chimico di mio padre, mentre mia madre e le mie zie insieme alle due cameriere stanno rassettando la nostra casa che è talmente grande che dovevamo impegnarci tutti a lavorarvi bene per poterla fare brillare assieme, e così, dopo anche avervi trebbiato bene in campagna, poter finalmente dire: Oltre al migliore grano, quest'anno, abbiamo anche la migliore resa, oltre alla nostra acqua leggera e a questa nostra farina, e non essendoci noi niente dei commercianti per voi (che poi 'sta cosa l'ho capita solo molto più tardi), come anche ci dice la nostra zia Maria, qui presente insieme alla zia Olga e alla mia mamma: noi di certo non vi imbroglieremo perché questa nostro pane ce la siamo impastato bene insieme a voi dalle cinque di mattina quale "nostro" lievito da mangiare insieme a voi dopo che l'avremo tirato dal forno e se ci crescerà bene,

ma, se ci riusciremo, potrete essere anche certi che sarà il "meglio" del paese e vi sarà portato da questo nostro nipote dopo quello che lui vi dirà tra poco: Questo ce lo assevererà anche il chimico mio padre, anche se quasi mai d'accordo con mio nonno specie in politica, e che comunque sarà qui anche come buon giudice, oltre che come chimico molto esperto, che è stato direttore alla Montedison, e oggi qui con noi assente per sui impegni di cartiera che io non sono ancora nato , ma che se già lo fossi stato, mi avrebbe anche incaricato a me di riferirvi a voi che oltre alla corteccia badate anche alla mollica se ci tenete in mano ancora quella mollica che prima di guardarla l'avete stretta bene, che qui sta il trucco del buon fornarino nostro, che, se anche se privo di mestiere, tira la cesta fuori dal forno quando il pane è ancora dentro, cercando di capire prima il suo giusto punto di cottura senza così rimaner malsano avendolo sottratto il pezzo qualche minuto prima o solo un istante dopo quando ormai la corteccia vi si brucia nel troppo zucchero mentre la farina vi resta troppo cruda dentro.



Ossia l'esperimento di Eraclito riportatoci in vita da me e mio nonno, il suo nipote, a distanze di 2500 anni da quando lo fece la prima volta a voi; e se ancora ci riesce.



Motel



Oggi non mi muoverò da qui

Spicchi di sole si fanno spazio fra le tende d'organza. Non penso di alzarmi da questo letto comodo, decido di prendermi tutto il tempo che mi serve, tutte le ore o i giorni che occorreranno. Non voglio piangere, non devo. Sono una donna senza false illusioni, sapevo che non era amore: non è così l'amore.

Sempre così la mia vita, in altalena: penso che sto volando e precipito rovinosamente a terra, per questo ho le ossa ammaccate oggi, per questo ho la pelle a macchie e graffi, sono caduta dalle scale...tante volte cadrò ancora.

Lui mi amava, aveva solo un carattere forte, ero io che non dovevo farlo arrabbiare, sapevo che lui era così: è tutta colpa mia. Devo cambiare, devo migliorare il mio modo di fare: aveva ragione a dire che ero sbagliata.

Ho dovuto ucciderlo.

Oggi non preparerò il caffè...non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui.



Venexiana


Il discorso della padania, o anche: prendete una patata tra le mani e stringetevela cara al petto questa sera.

Mio nonno, senza neanche un pò parlare, mi avrebbe detto:  fatti comprendere il da farsi, a gesti. Voltandosi, mi avrebbe manifestato il suo desiderio, magari così: Walter, vammi a prendere un pò due spighe di grano, una di quello tenero e l'altra di duro. E l'avrebbe manifestato col suo solito toscano in bocca che andavo a comprargli ogni mattina portandogli finanche il resto, che poi lui mi avrebbe detto, sorridendomi, e me lo  ripeteva ogni mattina: "Impara che ai signori non si torna resto" , E così mettevo il resto in tasca e correvo dagli amici che eravamo in tre e a volte anche cinque a dir loro: nonno mi ha dato questi soldi qua, corriamo a farci le cucinelle nostre, io vado anche al bar a guadagnarci con il gioco  le bocce. Qui potrei anche parlarvi di loro, ma ci interessa poco per questa faccenda qui.

Queste due cose; che lui mi volesse troppo bene, e che fosse anche un signore, l'avevo capito ormai da tempo, anche se non fossi mai andato a scuola.


Mio Nonno avrebbe condotto questa volta la dispùta, accento sulla u essendo molto complessa, con una sola mossa, e ve la dico qui

sarebbe salito sul palko, come lo vediamo qui, come lo fece soltanto Lui quando lo invitarono a salire sui loro scanni per spiegare alle loro corde la sua episteme , e lui, conoscendoci anche troppo bene per la nostra grande loro miseria, non ci chiese quasi nulla , se non un bicchiere d'acqua e un poco di farine, di quel grano di mio nonno, che noi portammo qui, e che avendo da noi ricevute le due cose , le miscelò assieme, girò col cucchiano bene e dopo le bevve, e se ne andò via. dicendo: viva la padania di quei giorni, quel gran filibustiere.

Quel gran filibustiere, direbbero di mio nonno, o anche quellio dalle palle cognitive troppo grosse, sussurerebbero anche, qui per noi, le signore in sala prese dalle solite loro faccende: dacci una palla anche a noi che noii restiamo qui, e gli si buttavano anch'esse a dosso fingendo di assaggiar un pò della sua farina. E davvero mio nonno si chiamava Nicola come dalla statua di S Nicola , con le due palle sul libro che oggi abbiamo  anche qui, e, che prima di porgerlo a lei, l'Autrice, che verrà dopo, ce lo leggiamo noi prima ché stiamo già qui.


in quanto ha gli altoparlanti rotti, e noi le suggeriamo: attenta a non farsi rompere anche il resto, e la saluteremo tutti in coro aspettando che ci arrivi!.

Alleniamoci un pò tra noi, intanto.

Frasi:


(Signori: è il contesto storico che vi suggeriamo:

che noi cercheremo insieme a voi. Tutti qui ci dicono che la Signora non si è rotta che non è ancora in sala

ma proviamo a vedere se sarà ancora qui


Avremmo capito, dillo ai signori: avremmo capito



La società del noi stessi, noi qui



Finali: Per dirci che le storie sono le stesse ma che possiamo cangiarvi un poco i condimenti, se ci sappiamo fare, lo aggiungono, questo, anche loro.



Quello che non riesco proprio ad immaginarmi è mio nonno con un cellulare in mano: signori mi interroghino, direbbe lui, passeggiando per la sala.  Chi vuole può farlo riportando qui una sua frase: la  uno, o anche la due, e se non si accontenta anche la quattro. Fate sentire anche a noi, ci dicono le signore qui presenti: si accomodino che poi passiamo noi, dicono anche i camerieri ,mentre il maitre qui mancherebbe, come anche la Signora.



Siamo senza contesto, esse ci dicono ma questa è la vita, a volte ci manca la capanna e non ci restano che i solo cuori di cui qualcuno vuole anche privarci.



E questo lo dico io, anche se poi tutti noi lo aggiungeremo in coro: viva la padania con due pecorelle addosso ci piace anche di sera se vien dalla campagna e in su ci porta l'ossa e noi la sappiamo bene; o anche, e questa forse è meglio: la padania vien di notte con la braccia tutte rotte, sediamoci un po' qua che noi la capiamo bene, intendiam con loro, che riprenderemo la storia, dicono loro, che noi li ascolteremo qui.



Sediamoci ora tutti, ci chiede la parola.




Io che mi alzo, anzi lo fingo solo, e mi direi sospirando per farlo notare a voi: io voglio la terza al tegamino con anche due uova misere alla coque così risparmio il prezzo di vedermi la cucina chiusa se non dovevamo andare e restavamo ancora un poco qui a parlare qua tra voi.



Indoviniamo, è un cuoco che si è dato per disperso, io scommetto dice quello pure, io: dice anche lui.



Sediamoci ancora qui che dopo arriva la signora



Direi Signori che non ci siamo con i contesti storici stamattina, ma noi non è detto che non ci troveremo bene, aggiungono quelli delle altre sale, che noi non li vediamo ma che abbiamo sugli schermi ancora qui.



Eccolo, vedete come si trova, comincia a trovarsi: non, non, non, diciamo tutti qui ripetendolo, anche se ancora non in coro.



La Signora ci dice, o forse sdolo: ci ha mandato a dire, col suo quadro, già preparato ieri e che abbiamo qui da vedere:



Oggi non preparerò il caffè...non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui.


Ermeneutilizziamola un poco prima che ci arrivi e scappi via, per poi non farsi vedere qui da noi mentre ancora lo fa.


Azz, abbiamo perso una parte che il film ci è saltato premendo distrattamente per la nostra consueta fretta di precedere con le nostre dita sulla tastiera morbida di lei le sue ancor fresche frasi ma forse così è meglio che abbiamo anche con noi stamattina, che siamo di certo fortunati trovandola già in cucina e che vi presentiamo col suo dolce che vi riportiamo in diretta qui:


CIBO



Scivola come un'ombra, il cameriere, dalla stanza, accompagnato dallo stridere sommesso delle rotelle del suo carrello portavivande.

Ha mantenuto una fredda impersonale professionalità, nell'apparecchiare la tavola di fronte a me in kimono corto, seduto indifferente, che accarezzavo pigramente la nuca di te, accoccolata ai miei piedi, completamente nuda.

Lo hai guardato con intenzioni provocanti, a stanarlo, ma lui, seppure appena goffo, ad occhi bassi, ha approntato la tavola di quanto ordinato e ha stappato con disinvoltura la bottiglia di Brolio del 99.

Poi è uscito, si è sfilato dalla scena e dal cono di luce del faretto che illumina la tavola, come una dignitosa comparsa, lasciandoci soli a giocare.

Menù di carne.



Sono carne a cesellare un menù che sfiora l'aria e solletica le narici come polline di stagione.

La tua esuberanza mi riveste di droghe lasciando che il mio corpo nudo assapori l'emolliente calore del pavimento.

Sono a un passo.

Accucciata solo a un passo da te.

Un'anima ha violato la stanza, ho fiutato la sua ombra che è svanita fra immagini senza pareti.

Respiro l'immobilità dell'attesa.

T'osservo.

E aspetto.



Scoperchio le portate sovrapponendo le calotte lucide al bordo del tavolo.

Si mescolano gli aromi di un succulento brasato al barolo e di un roastbeef freddo, al sangue.

Non ho bisogno di posate: monta l'animalità dei carnivori.

Sono curioso di assaggiare il brasato.

E' annegato in un denso intingolo di vino e pilucco una fettina sottile che gocciola sul kimono e sulla mia coscia nuda.



Mi sento trasalire alla vista della tua pelle maculata d'olio.

L'istinto sollecita le ghiandole e la mia lingua, flessibile e rispettosa, raccoglie brividi e sapori.

Sento il tuo sguardo che mi penetra impassibile frustando amorevolmente i miei occhi.

So.



Ti slanci entusiasta ad assaporare, succhiando la pelle e la stoffa, e attendi fiduciosa con uno sguardo socchiuso di felino che fa le fusa, contemplando me che mastico.

Ti porgo il mio pasto.

Ringrazi con gli occhi lucidi ed eccitati e assapori la pelle della mano unta con un ingordo leccare.

Ripeto il rituale con una fettina di roastbeef strappata con le mani e le dita gocciolano.



Dissolvo le distanze delle nostre essenze con il sovrapporre dei mie gemiti ed è un languore che sale l'anticipare, di attimi mentali, la scena del contatto che avverrà fra la tua mano che si lascerà accarezzare dalle mie labbra.

Avverto nelle immagini la mascolinità.

La sento pulsare.

.

Ti lascio fare, generoso.

Non voglio ancora curarmi del tuo benessere con consapevolezza: sono assaggi donati con un finto fare distratto.

E' il roastbeef ad attirare la tua attenzione: morbidissimo, freddo, al sangue, quasi crudo.

Ha un odore penetrante di sangue e carne che inebria.

Lo senti nell'aria, come un animale predatore, e ti ecciti nel vedere portarne alla bocca un brandello rosato gocciolante.

Mugoli di voglia

Il gioco comincia a diventare duro.

Mi piego verso di te con un brano di carne che fuoriesce dalla bocca e tu lo azzanni baciandomi nello stesso tempo con gratitudine e dolce violenza.



Mi stai istigando.

È un invito a espormi e con eccitazione avvicino il capo. La bramosia deturpa i lineamenti. È uno scatto che raccoglie un ghigno immerso nel piacere.

Addento famelica strappando, scuotendo il capo e il corpo, e i seni scivolano morbidi accarezzando la tua gamba.



Sangue e denti.

Pelle e saliva.

Quello che è mio è tuo: condivisione di cibo ed emozioni.



Ho sete.

Colmo il bicchiere di rubino del "99 e bevo smodatamente, incurante di galatei e regole.

Un rigagnolo fuoriesce dalle labbra e cola lungo il collo.

Basta un cenno.



Aspetto un cenno. Schiocco di frusta a interagire sull'animale che è ai tuoi piedi.

Io, cagna, di calore ho immolato i miei sensi al mio padrone.



Ti imbocco di piccoli pezzi di carne, presi alla rinfusa dai piatti, alternando, godendo visivamente della tua masticazione vorace, del tuo socchiudere gli occhi ad assaporare altra carne, del tuo sguardo grato e assetato.

Hai sete anche tu, sì.

Bevo allora.

Una piccola pressione sul tuo mento rivolto verso me.

Sai che hai il permesso.



Ora.

Sì, ora posso riceverti.

Muta nel respirare mi sollevo sulle ginocchia mentre ti chini su di me. Suggo dalle tue labbra gemendo per la soddisfazione del rosso che consolida enfasi e umori.

Intenti e vino scivolano sul corpo in preghiera accarezzando il volto.

Schizzano, gocce, e si abbandonano sui seni disegnando arpeggi d'unghie.



Ritorni ai miei piedi sorridente e felice e ti accarezzo la testa strofinandoti amorevolmente dietro le orecchie.

Mormoro a bassissima voce qualche parola di compiacimento e ti lancio un brandello di carne.

Puoi leccarmi la mano, ora, ancora, per come vuoi.



simonettabumbi (che poi la citeremo, attribuendo contestualmente al cibo suo, anche la paternità che qui ora, per comodità, trascureremo)


Il caso Volle, e noi Le diciamo: Grazie!


Baci in rosa


Baci, baci come polle sono scoppiati

crepe lievi come cerchi concentrici

di polpastrelli / folgori, dal di là da

venire, dalle stelle



la luna futura, le gocce bollenti

rendevano sommerso l'esistere nostro

avvolto nel sudario / eppure fummo

felici / d' improvviso liberati



dalle gabbie / da quel temporale

immersi come siamo tra le felci

in una rosea freschezza di lupi



Signori, però non leccatevi ancora la scena, vi suggerirei di aspettare ancora un poco per poi leccarvela tutta quanta lei che sarà ancora insieme alla Signora che noi ci attendiamo qui, e che confidenzialmente chiamiamo ormai l'Autrice di Benzano, e qui ce ne chiediamo ancora il perché.



Chissà, pensavo cosa avranno detto quei lor signori del pubblico di quel gran trambusto cattedratico, che  noi qui definiremmo, il gran filibustiere o anche uno dalle grosse palle cognitive,  talmente grosse che ci riferiscono le qui presenti signore che loro le conoscono molto bene tanto da allungargli subito quelle loro protese mani ad assaggiarne un pezzo d quella sua materia grigia e che per la troppa luce loro, che l'oro porta in dote, s'è anche un pò schiarito per assomigliare al tè, ancora senza gesto.

dicevamo, meglio: pensavamo solo, la gente che affollava questa nostra Sala 3, cosa avrebbe detto, trovandosi di là solo stamattina quando allor la vergine ci disse: ma va là, ma che mò te li combino io,



pensa lui, e te li porto adesso, avrebbe sogghignato il Professore nostro di Fisica, avrebbe aggiunto a lei, che ancora non s'arriva e doveva già essere qui con lui, e che sta ora pensando adesso: Senza fargliene accorgere li porterò tutti qui nelle loro case davanti ai loro specchi, insieme alle loro compagne qui sedute o anche alle loro mogli che stanno poi di là, e che poi subito dopo si ritroveranno qua per dirci anche loro: Ma che bel viaggio che abbiamo fatto, o era solo un gran bel sogno, che siamo cascati noi mentre eravamo di qua ch'eravamo qui seduti vicino ai mariti nostri e nessuno si muoveva, c'abbiamo visto che anche lei qui seduta ' fotteva insieme a lui che era anche di là e io di qua con l'altra nostra bella troia che pure lei la vedeva e mi diceva: Non ti preoccupare nessuno se n'è accorto che lo rifacciamo alle 3 come nell'altra sala in cui già cominciano a vederci.

Triangoli, Signori; li chiameremmo triangoli, parafrasando anche il Taletuccio nostro che stavolta non cadrà certo nel pozzo per veder, osservandole più da  vicino, queste nostre stelle, che se voleva misurare l'altezza senza scalare quel suo campanile strano e buttare la fune già per far salire giulietta capovolgendo il campanaro che la voleva su per far anche lui risuonare meglio le sue campane e dire infine: L'abbiamo vinta noi, che in termini fieristici significherebbe: Ce la siamo fottuta prima noi, anche se la fune era un poco corta e l'abbiamo tirata giù prima che ci cascasse addosso l'intero suo sipario.


Così come anche mio nonno, facendomi cenno di sì, avrebbe condiviso la signora qui vicino, o almeno le sue gambe, belle come due spighe d'oro e che mi manda adesso a scalarle al posto suo che noi le scaleremo tra poco alle spalle di suo marito che non è qui solo all'ombra, ma ha anche l'amante sua fingendo di non sapere, e di cui avvisare anche i poliziotti che prenderanno col lsuo stesso metro la misura che sarà definita stando la stessa lei,

insomma vorrei dirvi che anche lui era un puttaniere e da cui l'incidente sul lavoro della nostra funtana 'a fica in cui poggiò la sera le sue anguille per poi purificarci l'acqua che divenne così quella nostra acqua vergine di cui noi ora ci purificheremo con voi e quindi anche la signora quando la berrà

'sta cosa nostra che la vediamo un po' in affanno e quindi affrettiamoci a prosseguire bene ci dirbbero da lassù sul palco, che mio padre avrebbe chiamato il loggione, e non potremmo poi diire che è il loggione della vergine che le sue dita l'ha lasciato poi solo sulle nostre pietre e di cui anche alle nostre rocce, e di cui la Roccia di Maria che ancora ci è là e la guardiamo bene anche se stiamo qui e siamo un poco stanchi che per l'affanno e l'emoxione ancor ci treema.

da cui anche trasmettere il relativo verbale all'Inail della fonte che se ti trovi a bere,uhm bevitela anche tu che a noi qui ci sta anche bene.

E, infine, Lor Signori Tutti: le sue sono le vostre corna da sbandierare ai venti come nostri risultati della qui presente: Ricerca antropomorfica

Ma di questo, ce l'avrebbe detto solo l'insegnante delle superiori: Miei allievi, questo, ma noi presi dalle sue parole non vedevamo allora dove metteva  le mani, questo, si chiama me-to-do, ossia la via che ci con-du-ce alla meta, ed uscivamo di classe che era suonata l'ora.

Io mentre mi tornavo a casa, riflettendo, pensavo tra me e me: E allora quella scritta stamattina ai bagni erano solo appunti di scuola, magari di un'altra classe venuta prima di noi. Quella, a forma di poesia, che riporto qui, leggendovi con voi e forse per riprenderci come memoria che allora il copia e incola ancora non c'era e per essere promossi bisognava scrivertela sui muri del cesso se le tue mani erano sporche e ancora non potevi contenerla, ossia, la nostra poesia quale murales nei nostri cessi quando giungemmo alle superiori:

La vita è una brioche,

è 'na raputa 'e cosce

è 'na 'nfilata e pesce

e pò fernisce.

Non sbattete le Manu che non ricordo se l'ho copincollata bene, e di cui chiederemo dettagli al mouse di Motel, o anche detto topo di sala al tè! (e di cui venne anche il bel gesto del dado è tratto o giù il di lì del di là della Signora.

Lo sperimenteremo qui oggi in questo nostro Seminario, dal titolo Le Multisale del nostro benedetto Motel, aspettando, se ce la farà ad arrivare in tempo per la programmazione dei nostri specchi da inserire nel suo portatile e da correre poi al bagno prima di esporre i suoi dati al Convegno di Fisica organizzatelo per posta magnetica dalla nostra bene amata, ci suggeriscono: mai troppo, Signorina Sweet che oggi farò più tardi a comparire con le sue orecchie, oltre che con le sue gambe che pare, a quanto ci dicono fino adesso, ha gli altoparlanti con le casse rotte, e noi le diciamo: attenta a non farsi rompere anche il resto, e la salutiamo in pace aspettando che ci arrivi presto!

La Signorina, col suo dolce Cibo ci ha portato forse la brioche. Ce lo interroghiamo? Ce lo interroghiamo noi?

Ella, la Signora ci dice, e forse anche mandandoci avanti la Signorina col suo Cibo, sarà mica la monaca di monza col dente avvelenato dalla mela di stamattina, anche mi chiederei se fossi in voi a questo punto, che riprenderei i suoi ben tre, e boh uno solo: Non so:

Signori, la Signora ci manda a dire muta e col suo Quadroi (è corretto trattandosi di lei) di lei ancora qui davanti a noi che lei è nuda, è nuda ormai, e la possiamo saltare addosso togliendole questi veli Non dalle sue labbra che ha dipinto sul suo, e nostro ormai, quadro qui avanti a noi e di cui stralciamo questa parte e prendendocela con noi ripeteremo:

Oggi non preparerò il caffè...non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui.



Chiudi gli occhi Amore mio
guardami di sguardi assenti,
osserva la trasparenza.

Continui a vedere il cielo
nascosto dietro le nuvole?

Venexiana



Che intendeva indicare lei, già da allora, col termine "trasparenza" se non il fatto che lei lo avesse fatto a noi, cucendocelo addosso fin dai tempoi di quando ancora non eravamo nati e di cui oggi anche le sue scorte di quel suo Quadro senza che noi ce ne accorgessimo , allorquando ci pronunziò ai nostri occhi quella famosa frase, che la guardavano sul viso mentre ce la disegnava nel suo stupendo Quadro, che qui oggi siamo Noi?

Ve lo chiedete, ce lo chiediamo Tutti?

La Signora ci dice, e riprendiamo bene il caso, quello delle vongole, per ritenerla ancora in pugno:



Signori osservate bene il verbo: languido, che non ho trovato ancora la poesia ma vi prometto che ve la trovo subito imbrogliandovi anche (facciamo finta che sia solo un'amaca con le sorelle, e passiamo pure lei) un po' le carte che qui vi metto in fila:

anche se ci suggeriscono che non è affatto un verbo ma che noi, che ce ne intendiamo delle parole, vi diciamo: è anch'esso un verbo e fidati bene se vuoi chiavarti bene la Signora


Vedete Signori, lei si diverte anche qui con le spighe di mio nonno che oggi tengo ancora in mano io:


Cose Così (gelosia)

Sera gelosa avvolse
sull'estate tra le mani
l'ombra delle spighe

Seppero i tuoi occhi
legarmi ai fianchi dell'alba

Venexiana



Lei vorrebbe tingere il cielo di fumo per non farcelo vedere, eccola la Signora quando ci dice: incolla questo pure tu e ce lo mette di traverso il suo bel culo:


Nel marmo inciso uno zigzagare
di striscio il discontinuo gocciolio
s'azzurra e tinge il cielo fumo.
Allorché allontani te, più non esisto.
E ho solo le tue mani
a raccontarmi che ho vissuto.

Venexiana


Per poi ancora dirci:


Cose Così (pioggia)

Socchiudimi le labbra
e soffiami dentro la tua voce
fa che sia pioggia scrosciante.
Il mio sguardo bagnato
disperdi nei rigagnoli
che accompagnano le tue strade.

Venexiana

Il mio sguardo è bagnato, come se avesse voluto dirci: tu sei troppo piccolo e me l'hai fatta solo addosso ma se cresci un po' me lo potrai ficcare anche dentro  alle mie rime il tuo sguardo forte, corposo, virulento del tuo danno che io definisco Amore, stamattina.

Mò mi sogno un po', io con lo specchio di mio nonno, e poi ve lo metto scritto:


Mò mi sogno un po', io con lo specchio di mio nonno, e poi ve lo metto scritto:


E allora mi metto a correre e voi aspettate lì sicuri, senza darmi troppo retta. Io allora corro, poi rallento, faccio finta di distrarmi, poi come se ancora cercassi quelle spighe, mi abbasso e così poi vi piombo addosso.
Anzi no, voglio vestirmi da docente questa volta, camminare lento e dire al maitre (immaginiamo con un pò di buona volontà che anche in questi posti si possa incontrare un maitre). E allora gli chiederei, in abito più scuro, indeciso se tra il doppio petto e il solo petto a due o tre bottoni tant'è che sono ancora lì e non mi entra la giacca perché ancora non ho deciso quale modello mentre il commesso me ne porge una alla volta, e non potendo trovarmi in tre sale diverse, ne dovrò indossare una alla volta e ho solo la cravatta, indossarle contemporaneamente tutt 'e tre e proprio mentre mi sto dicendo io a me stesso come diceva mia madre: attento a non fare brutte figure mettiti quello più bello per la festa e prendi il fazzoletto che tu non lo porti mai. A dir la verità da piccolo avevo un solo abito per la festa. e se vi racconto un episodio vi metterete anche voi a piangere insieme a me.
Era di festa, doveva essere Natale, non ricordo bene, ma ricordo che era una giornata grigia e piovosa di festa e stavano giocando a 'nt'illo a muro. Ossia quando la nostra monetina, prendiamo da 50 lire, la mettevamo tra il pollice e l'indice delle nostre manine belle rosse per la neve a terra, e così prendevamo ad occhio le misure per mangiare, un pò come la dama, solo che lì prendi l'affarino bello delicatamente, lo sollevi e poi dici alla tua signorina che ti sta di fronte e che si morde già il dito, le dici: oh mia bella cara, che sono parole che a quel tempo devi ancora imparare ad usare, ma comunque facciamo finta che tu sia anche un bravo attore a quella piccola età, e allora con un certa lentezza, cosa questa che neanche avviene perché, sempre a quell'età lì sei sempre pronto a scattare sulla sedia che devi mantenerti anche saldo che non arrivi bene coi piedi attenti, e a noi erano tutte di legno le sedie, alcune anche con la paglia intrecciata, altre invece coi buchi ma raffinate, ma quelle stavano in salotto è un'altra cosa e noi, io e un'altra mia zia giovane questa che era cugina delle altre mie zie, insomma noi stavamo in cucina e io la vincevo sempre. E allora con la monetina stretta bene tra il pollice e l'indice stavi lì perpendicolare al muro da dove doveva partire il tuo colpo da casinò, a dire il vero, io non ancora conoscevo il casinò con l'accento cosa fosse, e so solo che ci dicevamo attenti all'accento per non confonderlo da un'altra cosa che dicevano anche papà e gli altri invitati alla nostra mensa di mio nonno, che in quel periodo eravamo noi tutti assieme con lui, e dicevano quella Merlin, a dire il vero questo nome a me faceva un effetto strano mi veniva come fosse una medicina e invece sentivo da loro che era una senatrice che aveva chiuse le case e io mi chiedevo lì che noi piccoli a tavola non potevamo parlare se non interrogati e allora mi chiedevo ma come si fa ad entrare nelle case chiuse e davanti agli occhi mi compariva questo portone e io con la chiave in mano che mi dicevano: Apri e io dovevo pensare come se non si potesse aprire anche con la chiave che mi girava nella toppa, una casa la nostra con un portone bello grande e verde ch'era il nostro con anche sopra l'arco della sua nascita di marmo e tu ossia io che ancora non avevo le chiavi che ero fin troppo piccolo, e che quando coi calzoncini corti quelle poche volte che mio padre o la mia mamma ancora me lo ricordo mi mettevano in piedi sul nostro bel tavolo in noce di massello ed io facendo il segno con le mani mi dicevo avanti a loro pure io voglio la cazzera, cioè ciò che noi diremmo oggi ancora qui: La gabbia del nostro uccello d'oro che vogliamo, qui insieme a voi liberare per mandarlo in volo a chi se lo prende e lo racchiude tra le sue ali, a anche le sue gambe che siamo tutti grandi, per poi aggiungiamo noi, dopo l'uso, restituircelo,

mentre mia zia Maria ancora a ricordarcelo a mio padre quando è già uscito dal portone senza ombrello in mano che fuori non ci piove e gli diceva lungo le scale: Ciccio, chiamandoselo per intero, anche se non lo vedeva mai in quanto sua sorella e non solo Cì, come faceva mia madre e forse anche sua amica che di questo non lo so io che sono ancora troppo grande e già mi si chiude quest'altra porta.

Le diceva: Ciccio stai bene attento a non perderci il chiavino. Avevamo un solo chiavino, pur aprendo tutte le porte che sono state sempre aperte che da noi non venivano i ladri ma solo qualche zingare e anch' essa col coltello in mano che aveva sganciato prendendolo da sotto alla sua grossa e lunga ed arcuata gonna per di più sempre nera e a volte anche marrone con un grosso fazzoletto rosso che le copriva sempre le spalle e che ci entrava se non lasciavamo il portone sino alla cucina dove adesso siamo noi e il pranzo è quasi pronto che ve lo sto servendo a tavola insieme ai miei ricordi e di cui alo specchio dell'altra sera quando, lesto lui vi disse quelle poche parole che ora vi riporto e che qui concludo in fretta, ribasdendole ancora una volta per farlo sentir meglio alla no9stra amica che ci legge da lontano:



Mi dice che non mi vede, e allora provi solo ad immaginarmi, a leggermi quel rosso che io qui porto a lei per calcolarne a suo modo la misura oppure il danno

mi dica che mica l'ho capita. mi gridi più forte che mica non la sento

Se non le va bene, non faccia fatica a cancellarmi

Le faccio solo mezza proposta. proviamo un pò ad incartarla insieme, le proporrei come finale

Dicevo degli specchi se non saranno resettati provi ad avvisarli un pò se ci riesce, che a me son stanco e mi cade l'accaduto

E' che il professore, quello che lei chiama di fisica ed io invece solo: lui, vorrebbe collegare questi specchi a quelli dei computer che hanno alle case loro, anche se vecchi, e qui mi scappa il resto

Mi faccia sapere, che io resto qui di attesa, non nel suo culo ma solo qui sul letto. E' che insieme arrivammo, e che anche adesso insieme ce ne andiamo.

E che ancora non so quale sia quella mia parte, se interpretare quella del figlio o solo quella dell'amante.



'sta cosa non è che mi andasse poi tanto bene che già l'avevo l'imparato a scuola dei miei amici che quando un uomo e una donna da grandi si incontravano la sera dopo sposati a letto si mettevano lì e chiamavano per ore. Pensavo a 'sta cosa di chiavi ma allora non ero portato ancora alle metafore e me le facevo solo a mai crude io da solo le mie cose ch0ero molto pratico e badavo al sodo lì, quando per le altre cose invece no, come mi diceva mia madre anche davanti al nonno e alle mie zie: Tu credi a tutto, Walter, a quello che ti dicono, anche se ti dicono di aver visto un asino volare, tu gli credi, e io: Essì mamma e perché dovrebbero dirmi le bugie?, che senso ha dirle se poi non ti resta niente in mano una volte che le hai dette?

Questa cosa del senso l'avevo scoperta, anche se allora ancora non la chiamavo così, dalle bestemmie che si ascoltavano a volte perfino in chiesa e da cui al cartello: Non si bestemmia qui! Il cartello del divieto di fumo ancora non l'avevano messo che dicevano s'era rotto il camion andando già per la discesa e lo dovevano tirare con la gru dei pompieri da sotto al ponte della nostra bella collina verde.
C'era anche quello per i tisi e di cui il non sputare a terra.
Comunque sia la sigaretta e sia le bestemmie erano dei grandi, direbbe oggi Platone che l'ho studiato da solo che io ho fatto solo gli studi tecnici, direbbe che "parteciperebbero" della maggiore età e, allora noi eravamo ancora piccoli per poter bestemmiare e dirci di botto: Siamo diventati grandi, che da grandi, sapevamo, potevi fare quello che volevi tu, come ad esempio: sai, stasera tengo una voglia, e lì, ti partivi andavi sopra a letto e trovavi la tua bella che non doveva ancora prender sonno e lì te la mettevi sotto e cominciavi a chiavartela a quel dio biondo" avrebbe detto mio nonno, anche se lui non l'ho mai sentito pronunziare questa frase e non l'avrebbe mai detta che lui era troppo buono con kle donne anche se erano solo suore e gli rompevano il cazzo la sera che non se ne volevano andare a cena quando allora mio stanco ed affamato col suo cazzo in bocca; Qui ancora non si cena e loro subito scappavano via inchinandosi sul davanti con un bel mezzo inchino che la mia zia, su suggerimento di mio nonno, aveva loro riempita la damigiana di grano che in quel momento si chiamava olio.
Mia nonna era morta quando era nata mia sorella Antonietta, un anno e mezzo prima che nascessi io che dovevo portare il suo il nome io di Nicola, e poi di nonno e mio. Ma lui non volle, disse: non mi servono "supponte"! La supponta sarebbe stata quella cosa che serviva a a tener le aperto solo un poco aperte quando io scendevo per la per la cantina e passando tra le due fila di botti di legno a vedere se le galline avevano fatto l'uovo, e così mi dicevano ogni volta: Stai attento che non entrino i topi quando le apri.

Anche a me, a dire il vero, quando da più grande da solo con la nostra macchina del babbo e mi bucavo ancora una volta la gomma.

La supponta era come una gomma di scuola che ti serve per cancellare e invece lì, un po' tagliata da mettere sotto le ruote di dietro
Per non farci andare tutti all'ospedale.
E allora tu che fai: Ti giri intorno, vedi se c'è una bella pietra solida di mano, e devi anche che non stai in autostrada che lì le pietre te le trovi solo se le butti insieme agli amici da sopra a qualche ponte mentre a noi ci diceva la madre del nostro non troppo amico con cui andavo qualche volta alla campoagbna assieme: state attenti a non far cadere le pietre sui binari mentre con calma li attraversate che possono far deragliare i treni e già a pensare vuoi vedere che questi sandali che ho ai piedi che sembro un francescano facciano anche deragliare i treni e non solo me che proprio non mi piacciono.
.Insomma ognuno da noi manteneva in casa l'immondizia sua e di cui nonno la sera prima di andare a letto ci preparava la carta facendola a otto rettangoli belli grossi da ogni pagina dei suoi giornali che lui mi mandava a prendere ogni giorno, uno per lui e un altro per mio padre che dopo pranzo poi se li scambiavano dopo come io le mie figurine coi miei compagni che ancora non avevo e che si trovavo dopo quando era scaduto il termine di scadenza di quel bell'album che con le tue figurini ti stavi costruendo come fosse la tua case e invece quyellas era solo la casa di mio nonno.
Mi fermo qui e scusate un po' anche l'attesa che dopo alcuni anni ci diventava anche concime come mò a me adesso pure

.E dicevamo così della Merlin e le bestemmie. Cioè: non capivo che piacere ci fosse: dentro, così come tu immaginiamo mangiavi un bel pezzo di carne buona e non potevi indovinare prima quando tempo in bocca ti restava.


Insomma bisognava diventare grandi a quei tempi per uscir con la tua sposa e chiamartela così a sera a quel dio biondo per quanto tempo ti bastava.
Si sarebbe anche detto, con la stessa analogia o metafora del caso: ma noi non potevamo ancora dirlo perché noi non l'avevamo ancora sperimentato che : "Per non farti fottero poi da loro". Si direbbe se poi non vi raccontassi di quando mi chiusi nel nostro cesso per la "partecipazione" alla bestemmia ed in cui la "sperimentai" lasciandola poi là lì nel nostro cesso che più poi non la ripresi mai andando a finir in quel luogo di immondizia che anche noi tenevamo in casa avendolo nell'orto, e dai cui i merli che ve ne canteranno il mio degno finale, io nipote di mio Nonno!

ch'essa a noi proprio non ci apparteneva come luogo di famiglia ma solo la sigaretta che come mio nonno il suo sigaro io ho ancora in mano.

Ma il fottere mi richiamava quelle bele immagini dello stallone che noi ci mettevamo a vedere di nascosto quando arrivava e lo portavano in un grande camion e lo posavano lì in una grande sala sotto il comune allora e tra la molta paglia come il letto di un bella prima notte di matrimonio che doveva fottersi tutte quelle belle cavalline che facevano la fila lì fuori, senza cje lui le vedesse, e potesse così neanche contarle per regolarsi se impegnarsi o no con quelle che gli portavano sotto di volta in volta diremmo oggi gli addetti alla monta.
E noi quel giorno non giocavamo lì forse perché era quel periodo lì e fummo costretti ad andare in un altro posto a vincerci i nostri soldi e mentre questo nostro compagno spettava a lui "intillare" la moneta sul muro per fotterci, per gioco, anche se poi veramente se li pigliava se vinceva i soldi nostro, insomma vicino a un ferro filato si strappò la sua bella giacca che per noi ragazzini era la prima volta che la indossavamo che era il suo primo giorno quello del dì di festa diremmo oggi e noi eravamo giò alla domenica mattina. Insomma quando penso alla parola "fottere" mi vengono tutti questi ricordi.


La sala qui, oggi, con la nostra bella Autrice che si accomoderà tra poco tra di noi e noi ancora le diremo di dimenticare in diretta con le sue parole quello che ci siamo ricordati assieme, tra i pensieri ancora in erba, e le nostre singole parola.

Avremo lasciato senz'altro dei periodi sospesi, avremmo espresso a mia madre e al nostro professore delle scuole media, che nostra madre incuteva un gran paura quando andava a li colloqui suoi e che riguardo all'Italiano, oggetto di argomento, taliano le diceva, prima che ancora non aprisse bocca che questo mia madre lo ricordava bene: Vostro figlio scrive bene, non commette errori ma ha sempre poche idee nei suoi brevi temi.

Mia mamma mi dovrebbe oggi vedere di qui e potrebbe anche rispondergli perché suo compito era solo quello di stare zitta e sperando nel suo buon Dio solo.

Insomma 'sta cosa nostra anche poi qua non che si è messa troppo male e ripentendo in coro nei nostri miei e vostri tanti personaggi che ci siamo divertiti ancora.



Eccome sarebbe stato contenta anche mia mamma a vedermi sul palco qui insieme a voi

Vi racconterò infine la storia di mio padre i miei esami di licenza media.



Intanto che asoetteremo la signorina Sweet che ci ha comunicato in muto ai microfoni che non le funzionano e le casse e di cui so ch'è se andata (verbo riflessivo terza persona singolare, che lei guardando le pellicole, usa spesso nelle nostre tante sale multimediali) a arifocillar la voce.
in attesa di vedere coi suoi occhi anche gli sguardi miei vi avviso che mio nonno se n'è andato e che m'ha lasciato solo e m'ha detto, tra noi e noi questa volta che ha tanta fiducia in me e mi lascia le sue redini in mano del nostro carrozzino a sera quando passavano dinanze alle sedie sedute del nostro qui grande bar, e noi anche se vi addormenterete in quanto abbiamo finita la partita che abbiamo ancora vinto noi con queste sue ultime noite che porterà a lo Congresso suoio per farlo sentire anche a la mia mamma che è lì davanti a Dio che le sorride in faccia chiamandola per nome e dicendole, venga avanti Signora Enza, le presento suo figlio che ora è stato PROMOSSO!


e allora, abbandonando le giacche come fanno i veri stilisti con la r moscia, e allòra, allòra, ci porti quello lì sulla destra della Signora Anake, quel quadro lì sul verde e delicato bianco di borgogne?
(noi nel frattempo attenderemo silenziosi, non di certo muti, essendo suoi ospiti, dice qualcuno qui in sale).
io come debbo restare silenzioso mi chiede lei. guardi, le risponderei io: il silenzio è quello di chiesa. quello in cui lei entra ed avverte questo grande silenzio che le parla. ha capito? Cercheremo allora noi di essere tutti come lui, ci dicono quelli dietro di lei: che ora ha imparato come si sta in silenzio e così anche a noi che siamo qui con lui, che gli diciamo ora: grazie a te che ci aiuterai così anche a noi!
Ecco, gentili Gentleman e Madame (che dici: faccio bene a invertire le due categorie?)
Ebbene, colgo anch'io oggi una spiga, quella della signora, e ve la porgo a voi ( nota il bel raddoppio), chiedendovi: La signora che ha composto questo bel quadro e in cui compare una spiga, ha qualche spiga in più, forse, rispetto alla signora qui con noi seduta, e da analizzarne le gesta , e che non ha mai disegnato fino ad oggi ma che potrebbe farlo poi in seguito, un quadro con la spiga, e, come seconda ipostasi contenuta già nella prima, concedendole anche le attenuanti che abbia almeno dipinto qualcosa in vita sua, e di cui ora ci dichiara di non ricordarsi?
La Spiga in contesa, estrapolata dal suo storico, ossia dal carpo di grano anche se poco esteso in un sol chicco, e che qui il quadro ci sussurra all'orecchio: eccola l'abbiamo riprodotta solo per voi che statevene buoni che qui oggi è insieme a noi.
Ebbene la Signora Anake ci ricorda, stando il suo verbo al passato nel suo ricamo di quadro, con colori sfumati tendenti al leggero azzurro ( e voi forse ci vorreste chiedere perché non ha messo il giallo oro, e poi magari ce lo chiediamo noi per voi), ci dice nel suo stupendo quadro:
l'ombra delle spighe

Seppero i tuoi occhi
Oltre che le spighe, dovremmo verificare come il secondo verso ci confida anche il numero degli occhi, che a questo punto potreste chiederci di verificare. E noi abbiamo già la risposta pronta e vi diremo semplicemente: no, state pur tranquilli che ci fidiamo! (vogliamo far la prova?). Hanno detto di no, pertanto passiamo avanti anch'essi ci dicono.

Ritorniamo perciò all'ermeneutica del bel lavoro della Signora Anake e lo analizzeremo nella sua semantica scritturale, e noteremo se ancora avremo degli anch'essi seri che si dicono i dubbi quando ci sforziamo di averli che incominciamo a meditarci fin dal mattino avendoli lasciati a sera presto sopra ai nostri balconi non sapendo se poi la notte li piovesse addosso che non avevamo ascoltato mentre dormivamo le nostre anch'esse belle previsioni dei nostri tempi sulle nostre belle poltrone siediti tu che mi siedo anch'io e dunque del perché noi stiamo qua e non invece nelle nostre belle camere di sopra a sfotterci una bella signorina o anche Signora dallo sguardo languido che ci dice:


prendendoci anche una nostra piccola lente di ingrandimento sulla latrina che ci possa anche cascare e frantumare in mille pezzi addosso come anche il suo Quadro se non ci stanno queste due Signorine non lo tengono già in mano e lo tengono ben stretto, e che conterrebbe, badate bene al mio verbo: Conterrebbe il condizionale con anche la certezza al suo interno troveremmo quelle sue parole scritte da lei, dalla Signora che noi chiamiamo ormai l'Autrice, scritte di suo pugno dentro quel suo bel Quadro che noi non la vediamo ancora anche se lo mettiamo di traverso, a mò di specchio per vedere se inizia a scendere le scale per portarsi qui

in quella sua dimensione aerobica dell'artista che intende abbracciare entrambi i mondi: quello visivo e quello logico sentimentale e, quindi, del suo sentimento pluridimensionale, per poter noi a questo punto chiederci: Dov'era la Signora quando ha mormorato questo sussurro d'amore al suo amato?
Poteva essere mai in cucina, ci dovremmo interrogare?
Al poeta tutto questo non interessa, lui ama solo il quadro da lei dipinto anche se lui non lo vedrà mai perché sa che la Signora Anake non è una puttana che può stare qui in un motel insieme a noi a seguire i finti seminari. Lui non se lo pone proprio il nostro problema, preferisce passeggiare sulla spiaggia mentre noi indagheremo il suo verbo, e lui anche ci guarda e non si fa vedere perché ha il compito di non sbagliare il dosaggio delle parole per le previsioni del tempo che darà poi alla tv dove ce le leggeranno gli altri, e sapremo così, infine, se domani dovremo uscire con l'ombrello o no.
Ecco le dimensioni del grande Quadro, Signori, che noi oggi abbiamo qui di fronte a noi.
C'è verità e mistero, ossia il Silenzio.
Sono cose che noi non sapremo mai, ci dicono
In cucina intanto hanno iniziato i loro lavori e sentiamo degli odori: a me la spigola al burro stasera grazie ma non lo dica troppo forte che poi la vogliono tutti quanti e ce ne stanno solo tre tu fai finta che non hai fame mi suggeriscono di dire.
Non lo sapremo mai con la logica, perché lei ha scritto sul registro dei sentimenti e lì non ci sono tanti votii: sì, no, andante poco mosso.
Non muovetevi che ancora non abbiamo finito la lezione di oggi pomeriggio.
Prendiamo ora un altro contesto. Sceglilo tu, in quarta fila togli un quadro dalla parte e portacelo qui e dicci: io sono una non vedente vorrei vedere questi colori, cantatemeli voi.
Ecco signori la signorina dispettosa qui ci vuole cinguettare ad introdurre l'analogia e noi, dopo consulti vari, le diciamo a bassa voce: vai a prenderti il tuo quadro se ci riesci e portacelo qui di nascosto, ma non lo facciamo sentire a voi.
Nel frattempo vorremmo pregare la Signora ventodimusica di portarsi presso il nostro palco..
In sala: gli Altoparlanti; parla prima tu parlo prima io diciamo insieme:


Oggi non mi muoverò da qui
Spicchi di sole si fanno spazio fra le tende d'organza. Non penso di alzarmi da questo letto comodo, decido di prendermi tutto il tempo che mi serve, tutte le ore o i giorni che occorreranno. Non voglio piangere, non devo. Sono una donna senza false illusioni, sapevo che non era amore: non è così l'amore.
Sempre così la mia vita, in altalena: penso che sto volando e precipito rovinosamente a terra, per questo ho le ossa ammaccate oggi, per questo ho la pelle a macchie e graffi, sono caduta dalle scale...tante volte cadrò ancora.
Lui mi amava, aveva solo un carattere forte, ero io che non dovevo farlo arrabbiare, sapevo che lui era così: è tutta colpa mia. Devo cambiare, devo migliorare il mio modo di fare: aveva ragione a dire che ero sbagliata.
Ho dovuto ucciderlo.
Oggi non preparerò il caffè...non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui.

ora riprendiamoci: dicendo abbiamo mangiato: facciamo i seri che siamo ora sazi.

Signori ritorniamoci a noi, partecipandoci del Bello.
aspettatemi che vado prima nel bagno per non andarci dopo vieni con me anche tu che ci fumiamo una sigaretta.
Faremo finta di non aver capito ma concediamo, visto gli eventi, la richiesta dilazione: presenterete la vostra DU con una proroga di 5 minuti avanti un altro ci dicono di andar di fretta.
Io sarei nuova di qui e avrei portato i miei quadri di bambina quando dipingevo la notte di nascosto dai miei e dipingevo il mio cuore al mio innamorato che ancora non avevo ma avvertivo che sarebbe venuto ad aspettarmi sotto al balcone e io volevo da allora costruirgli coi miei bei dipinti e le mie trecce morbide le scale per farlo salire meglio mentre i nostri genitori sarebbero poi stati contrari e questa cosa a noi non ci andava bene.
Signori riprendiamo posto che la signora è salita in camera non ci ha detto per cosa ma ci ha assicurato che farà presto a guadagnare i suoi 50 dollari 'a botta che lei è americana e non conosce l'euro,
per cui, considerato che anche i due sono rientrati dalla dilazione loro concessa per andare al bagno che ci fanno di sì con la testa che possiamo iniziare e noi diciamo a loro sotto voce : Non sono cazzi vostri quando iniziamo noi, parlate voi che qui vi ascolteremo,e prendete un'altro quadro se questo non va bene.
Signori un momento di attenzione, ci è arrivata una richiesta di aiuto urgente che noi vi leggeremo prima per poi ancora dirvi: Chi può aiutarla: l'aiuti, se lo riterrà opportuno rileggendosi anche di fretta i suoi appunti tra cui troveranno anche le foto di lei a noi spedite stesso da lei col pociaeincolla. Cercate di ricordarlo bene.

ladybea48
Una notte, una solo notte
ancora voglio…e poi si
dividerò con te
questo grande letto.
Sentirò la pelle calda
La signora ci chiede anche di restarci segreta che è anche il tema di questi nostri Seminari e pertanto abbiamo ritenuto la sua richiesta coerente col nostro seminario.

Noi tre ci siamo alzati insieme senza sapere che l''avremmo visto dopo e immaginando ora che diremo la stessa cosa per non ripeterci tra volte deleghiamo lui a dirla anche per noi

Ora ascoltiamoci un pò tutti anche le altre richieste di aiuto ma ci sembra che le stanze siano occupate tutte e che dobbiamo quindi solo aspettare il nostro turno e perciò ci diciamo: distraiamoci anche un pò noi che così faremo più tardi.
Intanto riparliamo di Poesia e vi inviterei ad osservare i movimenti dei verbi transitivi in queste poche righe che trasferendo l'oggetto osservato lo fanno scomparire dalla scena quasi a chiederci pergiunte: chi è stato questo molto bravo autore o autrice che ce l'ha proposto per cui restiamo solo muti?

Ecco, vedete, ci dice il Professore in terza fila: Il mutismo è qualcosa di diverso dal silenzio.

Ora vanno di gran moda i quadri muti, ci invita perciò a cercarli tutti, Dice che è un ottimo investimento che ci porterà ben presto grossi guadagni.

Chi qui di voi vuole iniziare la ricerca, alzi la mano e ci indichi la cifra esatta che sarebbe disposto a pagare per il quadro muto che ancora non ha trovato ma che ci dice: troverà, e firmerà pure per questo

La Nostra Autrice, se ridiamo (eccole le nostre maestre, da dietro lo specchio che lo inclinano) uno sguardo al suo grande quadro, ci mostra anche queste sue parola:
Oggi non preparerò il caffè...non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui.

Venexiana

l'Autrice, sarebbe quella che prima era nel campo di grano e di cui per noi ci aveva già raccolto qualche spiga per sottoporsi al confronto con l'altra signora, che ora non è assente perché è dovuta correre un momento in camera che la cercava un cliente, per farci comprendere i suoi tanti mondi.
Fermiamoci qui,
ed analizziamo il passo, alziamoci in piedi. Sia lode a te, lo trascuriamo per il momento.
Noterete, come tutti già sappiamo, che questa volta lei non affronta il suo uomo sul davanti, ma dal di dietro: negandosi, cercando di sfuggirle di mano con la sta tazzina: Io NON preparerò, questa volta; dice.
Procede per negazioni e non per affermazioni, come dire: ti sto venendo addosso fammi strada sennò (con l'accento sulla o) finiremo poi per chiavare.
No, lei non lo vorrebbe, si percepisce dal tono della voce e dal gesto della mano non protesa in avanti e che lei sottrae dal quadro.
Di certo non gli vuol preparare questa sua cosa da dare a lui, e magari si sono precedentemente messi anche d'accordo che fosse fatta, e che lui quindi già si aspetterebbe; ed è tutto qui il trucco dell'artista che precede i tempi., facendo scomparire il braccio, che noi non vediamo, dal Quadro. Sempre, aggiungiuamo noi. Che buono che sia così.
Allora quale sarebbe questo oggetto del suo negarsi, questa sua precedente conquista di Lui?
E' un simbolo, o una conquista persa solo ora, o altro?
Chi indovina alzi la mano e bendiamogli occhi anche prima che possa vedere bene il quadro e ci faccia così: fessi.
Quali orizzonti ci schiude a noi la Signora che ancora non è seduta qui tra noi avulsi da questa sua realtà di sensi ascetici, allorquando dipingendoci questo suo quadro che solo ora noi qui vediamo, ancora non sapeva che ci saremmo interrogati in questo nostro giorno in cui, così per caso, ci saremmo incontrati , come è avvenuto davvero, in questo Motel.

Mistero dei pennelli, oseremmo anche dire, s non ci accusassero di eresia dal molo della Torre Eifel.

Riflettete, riflettiamo tutti: Riflettiamo insieme: stringiamocilemani dio cela mandi buona. Amen torniamoci a sederci.

Quindi due situazioni opposte, la Nostra pittrice affronta nel suo dolce e sereno contempo, fuori ossia dai tempoi nostro, che ce ne stavamo per i fatti nostri ancora senza sapere: una quando che lei avverte mentre sta per raccogliere la spiga per porgerla a Lui e poi subito dopo, anche se non sappiamo se giorni o anni e ce lo dirà lei, un negarsi : io NON ti preparerò, Signori: Non ti preparerò!


Una contestualità nota presso un avvenimento ignoto, quali il secondo.

Ci chiederemmo pertanto con logica e anche un pò di curiosità noi: Sono stati dipinti in epoche diverse o anche nello stesso giorno ?

Anche perché, accettando la prima ipotesi dovremmo poi concludere che l'Autrice avrebbe dovuto dipingere con entrambe le mani, per non perdere tempo, nella contestualità da lei affrontata artisticamente, e, pertanto, anche ritenere che la Signora non sia mancina, ma solo ambidestra, e non certo in una squadra di calcio di periferia.

No: la Signora viene da Lontano, diremmo noi. La Signora ci aveva già visti nel suo campo di grano. in quel momento in cui, Lei, piegandosi, bel culeto, gambe poco divaricate,: Raccolse la Spiga!

Fate la prova pure voi che noi abbiamo predisposto gli spazi adatti per voi se non ci credete: alzatevi, rilassatevi braccia al cielo, come in palestra, e fate finta di dipingere, come fossero dei pennelli aerobici ,

due quadri, anche voi, contemporaneamente e poi, senza dar troppo nell'occhio, vedete cosa vi accadrà Qualora vi servisse un'ulteriore prova dal vivo, vi faremo fornire di tele vere e di pennelli veri nonché anche di colori adeguati al caso.


Se la cosa dovesse interessare anche qualche poliziotto, o due o tre anche, di guardia qui nella sala mostre delle collezione di gioielli, e di cui noi frequentatori assidui ne notavamo anche le gesta di quel loro non dare troppo nell'occhio, mentre cercavano minuziosamente senza ingrandimenti vari, le impronte lasciate dalla debuttante di oggi in diretta dalla sala stampa, sulla tovaglia n. 25 e accanto a noi dove era seduta mentre mangiavamo, per capire le perdite di vino a chi fossero da addebitare,

o anche a preservare col loro sempre assiduo operato anche di notte quelle altre impronte sull'arma del delitto di cui al nostro oggi anche sui giornali che ci comunicavano che nella stanza n. 7 alle 17 di oggi è ancora chiusa col cadavere del defunto ammazzato da chi ancora non sappiamo, e che pertanto attendiamo l'esito del processo in altra sala, per preservarlo così come a noi ci è apparso l'altra notte ancora prima che il magistrato fosse investito di queste nuove indagini che lui era al mare e che neanche non sapeva si giustifica con noi che sarebbe arrivato oggi qui da noi, anche se nell'altra stanza, e che arriverà, come ci ha comunicato lui stesso , a mezzo filo, che gli mancava l'intero, in quanto solo a cellulare, e non prima delle quattro, ci dice ancora lui in diretta qui in mezzo a noi che non abbiamo traffico: Le auto del servizio c'erano ma erano tutte rotte. E mancavano sulle panchine laterali, quelle di riserva, mi sono visto costretto anche se con molto affanno a sedermi in mezzo a voi per essere così ufficialmente intervistato anche dinanzi a noi che ci sediamo sulle poltrone nostre, e che ci scambieremo di miele in miele sugli schermi nostri come le nostre api ogni buon mattino e di cui noi qui anche di notte scambiandoci i nostri doni saremo contenti ogni mattina



Se vogliamo: Possiamo farci anche un applauso, a questo punto, ci suggerisce il regista o anche solo le telecamere..

Il signore ha alzato la mano ascoltiamolo il signore ci dice vado di fretta fatela commentare pure a me che voglio commentarla anch'io voi, che dite lo facciamo commentare al signore che si è alzato in piedi e che ci ha chiesto di volerla commentare pure lui e che noi gli diciamo ora: commentala pure tu se ti va che non perdi il treno e potrai anche fare il pieno alla tua auto se non ti mancheranno i soldi e ce l'hai anche tu qui sotto al motel?
Va bene allora, io mi alzo e dico: Mi piace.
Io, invece, proprio per quel suo insegnamento di prima che ci consolidava il noi  pieni di orgoglio nostro dinanzi alla prova dei quadri fatti da noi stessi senza che siano stati rilevati, non darei troppo le mie lodi così in un certo buio della stanza n. 39, e per di più liquidate in solo due parole, anche se non troppe impegnative.
Nella fattispecie io avrei detto molto prima di concederlo il mio lungo applauso con ambo due le mani in quanto non sono ancora monco, mi dicano all'Inail,  che cura queste cose insieme ai sindacati, alla signorina Sweet, lapsus: Anake, lei avrei prima ri chiesto prima il qua ntum, cioè il target della prova e il suo stesso audience d'udienza che si sentiva quà sul petto

e inoltre mi sarei permesso di suggerirle, l'afferenza dell'an al processo di cui noi questa mattina, da liquidarsi avrebbe aggiunto il magistrato in separata sede
in quella sua via principale, anche se per noi uomini a volte solo subordinata e che avremmo integrato di certo nel migliore dei modi, anche qui ripetendoci: in quanto la conosciamo bene, e quelle sue parole degne della nostra più totale considerazione .
Noi appoggiamo la richiesta, diciamo: Dillo tu per noi, Noi alzati di prima fila. Possiamo anche sederci dopo aver sbattuto le mani.
Noi siamo arrivati all'uovo alla cocque, aggiungeremmo noi di terza che ancora non ci alziamo e che aspetteremo dopo.

I Riti seminaristici

Dovremmo acquisire anche nel gioco la pazienza del gioco, direbbe il nostro grande amico e scrittore , nel suo e nostro: Il Giocatore: fatti avanti di tre passi tu se ci credi ma non ci credi troppo che non sappiamo ancora se ce l'ha detto lui o lo diciamo adesso solo noi, sta di fatto che oggi ci dedicheremo oggi ai racconti, alle poesie e ai canti; e vi diremo anche: Presto, Facciamoci ben avanti.



Diciamocelo ora nel gioco ripetendocelo contenti: Oh che bella giornata oggi, domani ne avremo un'altra ancora più bella grazie anche ai nostri animatori del Motel. Diciamolo tutti in coro ancora una volta, e poi ci batteremo anche le mani davanti alla TV.

Ora sciogliamo le file nostre che ci siamo officiati tutti.

Questa magari ce la faremo anch'essa musicare dalla signorina musicanelvento, con le sue grandi doti che poi ringrazieremo bene: ci suggerisce ora lui seduto con noi in prima fila, ma che adesso non conosciamo ancora bene, ma che vi assicuriamo fin da ora che ci fideremo noi per rassicurarlo a voi fin da adesso, ché ce ne assicureremo bene e anche molto presto.



Forme narcisistiche quali nuovi futuri linguaggi dell'universo a stringhe



Stamattina resteremo un po' vaghi nell'addentrarci nelle nostre varie problematiche moderne e porteremo degli esempi, o esemplari, anche dal vivo ed in particolare avremo tra noi l'onanismo della vecchia e sempre nuova vergine al parco che si abbevera alla fonte del suo e nostro sapere quando ancora non avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare della mela che lei poi avrebbe mangiata.
La intervisterà per noi la signora d'Isanche o anche ci aggiunge lei: Midinsancorerò presto, che sarebbe il suo nuovo nick con cui affronterà la prova della sua prima intervista che eseguirà, anche lei in diretta, per noi qui con noi, anche se se per la durezza della prova lei si sta concentrando per farsi pià bianchi i denti onde essere anche bella qui oltre che brava tra poco qui tra noi che le batteremo le mani fin da adesso quando la vedremo spuntare e anche presto.

Questa è invece "La giovin Signora" che viene al suo Motel preferito per masturbarsi molto bene, diremmo in Italiano: meglio!
Per il suo gioco alla coque, come ci anticipavano i signori di ieri in terza fila che non si erano neanche loro alzati in quanto già sapevano.
Anche a lei sbattiamole le mani, come nelle uova, fin da adesso che così l'aiuteremo a superarci anche la prova che noi abbiamo fretta d'andare e l'uscita non la troviamo ancora come anche visto meglio già che qualcuno già si è infilato le sue mani sul davanti sui suoi pantaloni per vedere la sua cazzera che lui aveva anche da piccolo ancora gli è rimasta, e tralasciando i casi

Tra color che son sospesi, vi diciamo a tutti voi e per voi solo a lei la nostra qui abbandonata nostra Signora,

.

Quella nostra giovin Signora che col suo sorriso si trova Louvre, mettendoci le mani intasca e facendo finta di non vedere:


Noi ora, con tanti pesci in tavola, ci possiamo distrarre un pò mentre lei si prepara a stropicciarsi la sua fica, per farci venire dentro



Quando io strettala di dietro ancor mi ci riprovo e:



Eppure non ci sta, pensavamo, in silenzio Era partito, il Suo ragazzo, e ancora non lo promuovevano a tenente da potergli consentire delle fughe annotate anche solo dopo. Mica poteva abbandonare il picchetto. Ci rassicuravamo agli sguardi del sole che stava tramontando sul nostro bel panorama anche di fuga lesta.

Il nostro picchetto era d'onore, spada in mano io ora sul letto a ginocchioni a guardarti, a riverirti: Signora la capitano: avrei voluto anche chiamarla, e dirle con rispetto: Mi piacerebbe mettermi ancora di guardia al suo posteriori, a mezza voce, forse, avrei potuto anche sussurrarglielo. Ma sarebbe stato, per me, poco corretto nei suoi confronti, e perfino troppo diplomatico. E, invece, senza parlare, a gesti, le dissi: Preferirei, ora, il suo culo! E l'alzai a dirle: così proprio come si è messa lei, timida, gambe poco divaricate, testa in giù, mi va bene.

Comunque non glielo dissi, se ben ricorda, ma restai solo muto, così come Lei, d'altronde, così come muti scendemmo zitti zitti anche le scale.

Mentre tu, più indietro mi chiedevi, tirandomi per la giacca: Vedi se c'è qualcuno giù, la chiameremmo oggi, la Signora Reception ,e finiamola oggi qui!




Allora io anch'io voglio fare il giornalista dice lui e mi invento di scrivere l'articolo ai miei lettori che ancora non conosco ma che i miei sondaggi mi dicono conoscerò molto presto e mi metto più vicino alla signora così anche per osservala meglio. Che dite voi del pubblico: Lo votiamo che così dice lui?

Ora noi nell'attesa immedesimiamoci molto bene in questi profondi versi della Signora delle spighe, oserei dire: La Spigolatrice moderna che si alza al mattino, e meditiamola bene allorquando esclama (non sappiamo ancora dove pronunziò queste famose frasi di giudizio sciorinate in languidi versi:

"Oggi non preparerò....non mi laverò il viso, oggi non mi muoverò da qui."


Cerchiamo di capire tutti assieme con le nostre forme energetiche moderne il suo logos e il nostro pathos poetico in quel momento storico per noi gente mortale, allorquando probabilmente, secondo anche le moderne statistiche, la nostra Signora, nostra anche se lei non è ancora qui con noi adesso e perciò staremmonoi abusando della Signora col Nostro, e dico solo: Staremmo; e anche un invito ai più raffinati i seminaristi medium ove si trovasse la signora, escludendo il caso del sotto la doccia, perché sappiamo da fonti certe che mancava l'acqua quel giorno.

Chi ci vuol dire: noi siamo pronti a riceverla?


Dico io, diciamo noi, no: spetta a te.
Aspettiamo un poco prima di mettere questo disco.

Mi faccio avanti pure io perché pure io voglio intervistare la signora mentre si prepara e le chiederei: come si sente oggi lei Signora a riprodurre avanti a tutti la sua prova a tutti noi che e che la guarderemo quando starà dirigendo la sua prova mentre da sola si masturba lei nella prova: Mi masturbo da sola?

Che dite: Lo facciamo stare?

Io che non sono pratico delle videate, mi limiterei solo a chiedere ai nostri seminaristi tutti interi oggi: se non trattasi anche del caso esaminato ieri sulla Nuova tautologia del credente in viso, e che vede nel suo specchio lei sola, mentre in realtà è qui con tutti noi,
sussurrerei dal banco sporco anche se non ancora dei sui gemiti da venire e che speriamo faccia presto ad arrivare, ché dovrei uscire per sgranchirci queste nostre gambe, sostituendo da solo lì sul posto anche voi mentre cammino.


Ci dicono che siamo collegati con l'esterno: Fra poco ci collegheremo con le vostre case, ci dicono: Chi vuole venire?


La qui presente Signorina Adelaide intanto sospira: Portami al Mare.
E questo è riservato ai Non curiosi.


Comma 2°


©Adelidaw
Portami al Mare.


| Stanza 16 |
Almeno così si leggeva, sul cartellino sbiadito di metallo appiccicato al fronte della porta. Rachele se ne stava lì impalata, stordita, esitante, con un borsone in mano e pochi soldi in tasca. Tentennava ma alla fine cedette e si decise ad entrare in preda agli spasmi. Oramai le succedeva spesso, e Lei non distingueva più il dolore dalla paura. Buttò il bagaglio a terra, e richiuse la porta con un calcio. Si accasciò lì a terra, e si mise ad aspettare.
Dai vetri ampi della finestra qualche raggio di sole tra gli ultimi del pomeriggio avanzato attraversava il tappeto beige che copriva la moquette di un colore poco più scuro. Rachele ebbe uno scossone, un fremito, e corse di filato verso il bagno. Si mantenne i capelli con una mano, e vomitò ogni cosa che aveva in corpo, tranne una. Uscì tossendo da quella prigione, gattonando sino al punto in cui aveva gettato via il borsone, e da lì estrasse una calibro 38, con un solo colpo in canna, pronto ad essere sparato. La guardò a lungo, deglutendo amara. E i pensieri cominciarono ad affollarsi intorno a lei, le immagini a scorrere veloce.. Si era addormentata, e non sentiva più male. Era guarita?

Una lunga fila di alberi scheletrici si allungava sui lati del sentiero, correva, fuggendo da un vento che sembrava animare tutto tranne che la sua carne. Era sempre più lenta, qualche altro secondo e non sarebbe più riuscita a seminarlo, quel bastardo. Incespicav a cercando di andare più veloce, più veloce, per salvarsi, per salvarmi, devo andare più veloce, per salvarmi. Bisbigliava ma ogni sua parola le rimbombava nelle orecchie come un frullio d'ali, le ali grandi e imponenti di un falco, un falco che planava su di lei, e quello sguardo intenso e rapace che non potè più togliersi dalla testa. Inciampò in un sasso, rovinando a terra. Stava cadendo, sto cadendo e morirò, merda sto morendo. Il vento avvolse ogni cosa.
Si svegliò di scatto, riversa sul pavimento, sbattendo le ciglia. Si guardò intorno spaesata, come se si chiedesse cosa ci stava facendo lei lì, una ragazza senza nè più passato nè futuro, intrappolata nella dimensione più sbagliata. L'orologio a muro continuava a tictaccare incessante, dava fastidio.
- Sta zitto, imbecille. - Stava parlando con un orologio - Sto parlando con un orologio, al diavolo. - Allungò una mano fino all'interruttore accendendo la luce. Il crepuscolo avvolgeva ogni cosa, lei si inumidì le labbra, aveva ancora stretta in pugno la pistola. La punto contro la sua tempia. Una, due volte, per poi allontanarla via, con un calcio. E spense la luce.

La Multisala



Stiamo, come vorrebbe dirci anche la Signora che si sta sfilando la sua calza e ci fa vedere le sue mutandine bele rosa: In Multisala, oggi, Cari nostri sospirati Utenti. Noi utenti del Motel vicini alla finestra.
C'è qualcuno qui in sala multisale che vuol parlarci del suo più bel film ancora da vedere e che poi lo metterà sugli schermi quando noi ancora non sappiamo?

Sala n. 1 della Multisala

Stiamo, Signori, quasi ora attraversando i coni delle Ombre, tenetevi stretto in mano il gelato. Ci suggerisce lei dalla sala stampa.

Anche noi tutte le nostre ragazzine vogliamo la nostra Singolarità e si corrono davanti.
No a te sarà concessa solo la Vallettopoli della celebrità facendoti valletta avanti a noi, cammina schiava, dicono gli utenti alle tv:
Portatele la Croce.


Sala n. 2


Il film della Settimana: Parliamo di mio Nonno!

Parliamo di mio Nonno, che io ve lo infilo in mezzo a tante prove per farvi vedere come Lui mi fece Lui insieme al mio Papà eppure alla mia Mamma, che era di Bologna, mentre nostra Sorella ci stava sempre dietro, e neanche se ne accorse.


Timbri secchi ed intinti di Rossi

I destini dello Ior. Sala 3
Sala n. 3
Il Bandolo della Magliana.

O Voi della Multisala tre, a Voi a Voi vi dico: Che poi la signora Sweet passerà anche da qui , da dove state voi, e raccoglierà tutti i vostri pezzi della Premessa e di cui al concerto a poche voci del famoso : Bando alla Magliana!
e poi si recherà dal Cardinal Marcinkus che è qui ancora in attesa e le metterà sui vostri oscuri fogli quelle noti dello Ior col suo timbro, che dall'altra finestra, vedete ora su di voi, e così saremo antologizzati qu tra gli Specchi del nostro bel Motel anche noi.



Non son degno di essere Rielaborato ma noi ci tenteremo e passerai pure tu. Ti suggeriamo così almeno noi scuole private e di cui anche le chiese della vecchia roma ai tempi di nerone (ma questo sarebbe un altro film per non vedenti e di cui tralasciamo le origini essendo in programmazione già in sincronicità nelle altre sale, per cui, se qualcuno qui di voi va di fretta gli consiglieremo di cambiare sala passando per le finestre qui a destra così dinanzi a voi che state ancorando i vostri commenti perché non avete niente da fare e perciò vi diciamo : Fate voi quel che volete fare che a noi ci va sempre bene.

Vedi se è donna, mi fa cenno uno dalla sala, ma gli rispondo che non ho in fatto in tempo a vedere questa Voce.



Per coro e solisti in piedi, o anche poco seduti che si appoggeranno con polizze di assicurazioni timbrate molto bene, oltre alle loro sedie mobili, sui muri prospicienti alle finestre.

Voce solista da definire nel corso del brano: Vacci tu che mò io torno.


Vai, ci dicono anche l'oro di lì (e non è un eufemismo, ci direbbe il nostro maestro bravo): che dopo l'aggiungeremo all'Appendice grande mentre tu ti riposerai un poco qui.





Dai: Riportiamo il Timbro Secco sotto: Ci suggeriscon:
Timbro a Secco, come in Originale
e di cui anche Noi copiato Qui per bene
anche da memoria e senza più pc.


Ringrazieremo tutti i partecipanti di oggi che poi saranno anche doverosamente elencati, invitandovi sin da ora qui alla stessa ora per un'altra "nostra" serata insieme a Voi: presenterà chi non lo sappiamo ora, ma ce lo diranno tra poco,
nel frattempo ringraziamo in Anake lei tutto di noi, seno in avanti, anche un poco di rossetto, capellli sul liscio, bel culetto anche se poco mosso e comunque non presente
e di cui rinviamo al suo grande quadro della sua mano oscura

chiamandola in confidenza la Spigolatrice nostra, e da cui:
raccogli anche tu la spiga,
che noi qui ritorniamo assieme sul carrozzino nostro insieme a luciano nostro ea nonno mio che è qui con noi e io in mezzo a loro due anch'io tra di Voi
Ps
Dimenticavamo noi Tre: Le note sono state musicate dalla qui presente e che è salita perfino sul palco anche se col visino rotto sbucciata sui specchi smossi qualche tempo fa e di cui all'altra testimonianza della anche nostra Signorina Sweet che sarà per questo suo alto Uffizio, una sola Z: bella presenza, gambe poco divaricate, bel culetto, allungandoci anke questa volta un poco e di cui anche assidua testimone alla pratica del danno che unisce le sue doti a qulla della Fata dei cherubini, che, chiameremo, qui ribattezzandola : porgici una: Musica al Vento.


Orme del caos



The End

ps
Lasciando a Lei, a quella nostra dolce Scrittura, che Anake qui ci rappresenta: facendo le veci di quella della "nostra" Signora Padrone, anch'essa assenye e che qui sempre presente direbbe in mezzo a Noi_ ancora lei qui, magari tutti i girni

e se fosse anche la mia, io vi aggiungerei: a me sarebbe di certo quella di un indiano col cappuccetto rosso.
Vi abbraccio.
Ormedelcaos, o, se preferite, solo:

walter, il nipote di mio Nonno!


ventodimusica



(Eccola, te la ri-posto se ti serve per il racconto collettivo)
Esperimento divertente in un caldo giorno di giugno!
(Per Ormedelcaos: ci ho provato!)
e sei stata Bravissima, ti suggeriamo noi, dicendo: un Grazie a Tutti!

Il risultato è caotico.....


"La bella poesia" (Ormedelcaos)
letta da ventodimusica
La bella poesia
Cantiamoci d'illusioni la sera, qui di novembre, e posami i calzettini stanchi il mattino, presto, senza alcun avverbio, senza sorrisi -
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novele stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido


Nuvole:
Noi oggi

nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono


Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell'intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d'oggi
Ci offriva alle mani richieste


E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene



tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l'altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia

e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all'offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli


nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie


dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi


ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai


E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l'olio che ci diedero al mattino


Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi


affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi

mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l'altra, dissero in coro


Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?

sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano

L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa

dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch'era già tardi e scapparono in strada


Il risultato è caotico.....

letta da ventodimusica



The End, questa volta: Sì è stato un gran bell'esame presenti tutti voi: Io nipote del mio nonno e padre di mio figlio che vi saluto insieme a loro mentre ancora ce ne andiamo via, rimanendo coi nostri Specchi ancora insieme a Voi e che in occasione del Gran Distacco chiameremo solo L'ORO! e di cui ne asttesteremo anche col nostro Timbro che poi è anche quello che ci ha prestato Anake dicendoci prima mentre era assente qui: bagnalo tra le mie cosce dopo che me l'hai infilato Qui.

Che noi sappiamo ora dov'è e ce ne stiamo anke zitti, come quando noi scendevamo le scale e lei ci tirava la giacca e noi......spostandoci verso il centro....




Lo sperimenteremo oggi, appunto, Signori in questo nostro Seminario del contesto, dal titolo Le Multisale del mostro Motel, aspettandolo ancora prima , se ce la farà poi ad arrivare in tempo per la sua programmazione dei nostri specchi qui da inserire nel suo pc portatile e da correre poi al bagno prima di esporli i suoi qui dati al Convegno di Fisica organizzatecelo voi che poi lo facciamo noi per posta qui magnetica dalle nostre bene amate signorine, ci suggeriscono: mai troppo, per lei: Signorina Sweet che oggi ci farà anche più tardi a comparire con le sue orecchie oltre che con le sue belle gambe un pò divaricate su bel culetto rosa che pare poi dirci: quando ce ne andiamo via che finisce questa cosa, o faccia rosa, e di cui lei ce la porge innanzi.



per Finire




LA MORALE

Lenta sale la morale
sulle pietre delle scale
da lei poste a difesa
di una noia mortale..
Lenta sale e assorta prega
mentre scendendo
un calcio in culo regala
a chi ha fame
..Tira dritta e se ne frega..
Lo può fare lei è la morale
lei sa quale sia la luce..
Quella vera...Mentre inciampa
inseguendo di altrui chimera..
Lenta sale per quelle scale..
Troppo in alto da non veder
chi sotto muore
mentre lei di riempir
la sua panza si preoccupa
quando al dì di festa
il suo dover morale ha fatto...
E chi se ne importa
se un altro povero barbone
di fame e freddo è morto..
Lui..Forse non aveva morale,
dal momento che volle esser
libero e leale..
Forse in mano non teneva
neppure sogni..
Ma su quelle scale
era in ginocchio morente
davanti alla morale
e un calcio nei denti
non fa poi così tanto male
se a darlo è la morale..
( Criss)




e infine un nostro amico che io ho conosciuto per ultimo qui e abbraccio proprio a lui per promettervi a voi tutti che vorrei portarvi in tanti, ma non ce la faccio più, a far vedere così a mio nonno che vi vorrebbe anche lui vedere, ci  dice fin da ora che vi leggerà tutti, ognuno pasartecipandovi di noi che anke non ce la facciamo più, anche se stiamo insieme.

e mò è l'ultima prova de lo locale nostro, che ci scusiamo se si aggiunge solo alla cerniera,

è lu localo de lo nipote vostro per darvene un assaggio anche del nostro buon vino di barbera, anche se come dicono anche loro viviamo solo al sud e non nei vitigni di Piemonte, mi avrebbe fatto l'occhiolino quello di mio padre.





Signore Sweet, finiamola qui in fretta che poi me ne ritorno a Casa e chiudo il Mostro, ve lo dice Lui per me che m'abbracciato prima:




ULTIMA PROVA
Prendi le noci e vattene
Cos'è per te l'estate di un amore?
Uccidere il ricordo?
Meditare e piangere?
Frenare il mondo?
Telefonare?
Ubriacare la follia?
Illuminare l'ombra?
Brucia il noce
secolare
vagherà per l'eternità
nell'aria
l'acre odore
sfida il cuore
devastato
è nero il pensiero
reciso amore profumato
ilare l'addio




©matris


Io mi posticipo un poco, insieme alla mia Preghiera che pertanto Vi ripropongo Qui, togliendola di Sopra:

 


 (Eccola, te la ri-posto se ti serve per il racconto collettivo)
Esperimento divertente in un caldo giorno di giugno!
(Per Ormedelcaos: ci ho provato!)
Il risultato  è caotico.....

  

 
"La bella poesia" (Ormedelcaos)
letta da ventodimusica 
La bella poesia

Cantiamoci d'illusioni la sera, qui di novembre, e posami i calzettini stanchi il mattino, presto, senza alcun avverbio, senza sorrisi -
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novelle stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido


Nuvole:
Noi oggi

nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono


Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell’intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d’oggi
Ci offriva alle mani richieste


E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene



tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l’altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia

e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all’offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli


nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie


dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi


ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai


E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l’olio che ci diedero al mattino


Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi

mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l’altra, dissero in coro


Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?

sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano

L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi  in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa

dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch’era già tardi e scapparono in strada

Gli Spoecchi! (c'è entrato anche la o, e sta "volta" mi sto zitto).
 
Fuori Scena
 

Le chiederei, qualora volesse tentare, di provare a mettere le sue labbra su quelle mie orme lasciate lì a me come suo segno, non suo di suo, ma così come stanotte le narrai. Io distrarrò frattanto il tempo per quegli attimi che le saranno necessari. Cercando di ingannarlo, così come  fu fatto a me, spostandogli nel riflesso le immagini delle sue ore. Quando, a mezza notte in punto, appunto le due non si conosceranno:: tra quella che lo lascia e quella che gli entra.


 
 

Il cerchio magico della parola


Â…


La chiusura della dialettica non è data dalla finale, conclusiva "rivelazione del profondo", nella quale tutte le epoche della storia si dispongono in forma di sistema secondo una successione necessaria. La chiusura è data nel cominciamento stesso, nel quale è già tutta intera la verità che deve poi svolgersi, apparire – porsi. Se il Primo è l'Ultimo e l'Ultimo è il Primo, ciò accade perché la verità non è né il Primo né l'Ultimo, ma giace più a fondo e regge l'intero movimento sin dall'inizio, senza esserne coinvolta, senza poterne essere coinvolta. Pertanto il "passaggio" dalla Sostanza a Soggetto è solo un movimento apparente: la Sostanza è già Soggetto "prima" ancora che un movimento abbia inizio. La Sostanza è solo l'ombra che il Soggetto proietta dietro di sé, o la sua immagine speculare. Ma, come ebbe ad osservare Bauer, "dietro lo specchio non c'è nessuno". Rimane un solitario Soggetto. Una Parola silenziosa – ab-soluta -, distaccata dalle voci del mondo che pure reca in sé, dacché queste mai non possono, nel loro dialogare, dire: la verità che le accoglie e le fa parlare. Il tempo del dialogo e della dialettica non è "superato" ma cancellato nella ben rotonda verità dal cuore che non trema* che parla attraverso la voce del Sophos.
Â…

Come l'essenza hegeliana così la Verità dell'interpretazione è già tutta "concetto", già tutta "rivelata", "interpretata" sin dall'inizio. Rivelata, interpretata nel suo tratto essenziale: nel suo essere Verità, Verità fonte d'interpretazione. E cioè: nel suo destino, nella sua destinazione. EÂ’ tutta rivelata – in quanto destinata alla rivelazione. La figura hegeliana del circolo non fa che esprimere il "senso" di questo destino, di questa necessaria destinazione. Che è la necessità del Dio cristiano, che è tale, Dio, in quanto si rivela,si dà " come Parola " all'interpretazione, alle interpretazioni che egli stesso pro-voca. Né si supera questa necessità, col porre nel cuore stesso del divino la lotta tra le Tenebre e la Luce, il Male e il Bene, il positivo e il negativo. Questa lotta, che caratterizzerebbe la "pre-istoria" del divino, deve essere già superata e vinta dalle potenze del Bene, quando entra in gioco l'interpretazione, la parola dell'uomo. Altrimenti dove mai l'interprete incontrerebbe e potrebbe incontrare la Parola divina in quanto Veritas e Fons veritatum? O la Fonte della verità può ancora e sempre soccombere? Ma in tal caso il vero rapporto in gioco non è quello tra la Verità e le interpretazioni, la Parola e le parole; è l'altro tra la Non-parola e la parola. Il conflitto intradivino è solo una reduplicazione della contra-dizione assoluta tra la parola (umana), la voce, la phoné, e il Silenzio.
E' allora su questa contra-dizione,sul senso e sulle possibilità di questa contra-dizione, che bisogna riflettere. Per farlo in maniera adeguata è necessario, però, seguire prima un altro tentativo di spezzare l'anulus aeternitatis della Parola absoluta dalle parole del mondo, di rompere il cerchio magico tracciato dalla voce del Sophos che s'è imposta sulla parola filosofica, dialogica, lungo l'intero arco della metafisica occidentale, di cui il logo hegeliano rappresenterebbe il compimento.



* Parmenide definisce atremes, che non trema, immobile il cuore della verità , in quanto la verità nega (cancella) il tempo: "perché non fu, né sarà un tutto di parti unite, ma è un tutto per sua natura soltanto".




V. Vitello - Elogio dello spazio




 
F I N E

Hanno partecipato Quelli che Vorranno, e che così si possono mettere in fila già da adesso come Vi ho fatto vedere Io prima salendo sul quel palcom ché ora sono, solo, qui con voi, io che sono anke nipote di mio nonno, quel Nonno che m'ha portato: QUI! togliendomi le virgole

 
 
©ormedelcaos

Autore » © Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano


A te che sei qui, grazie commenti (2)
Commenti
 
#1   27 Giugno 2008 - 23:24
 
http://rosso

[..] (a cura di ormedelcaos) Hanno occupato questa stanza: -*Milly50 -*Neraorchidea -*Parola Buia -*ormedelcaos -*sweetcristal -*ventodimusica wikipedia per la ricerca -*ladybea48 -*Anake -*SimonettaBumbi -*Adelidaw [..]
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#2   28 Giugno 2008 - 01:41
 
siete stati grande, anzi alti no volevo, dire, forte
User: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente taglioavvenuto

postato da: ormedelcaos alle ore 08:38 | link | commenti (1)
categorie: racconti in correzione
sabato, 25 aprile 2009

la soddisfazione scritta

 

 
C’è evidentemente un ancoraggio, nella scrittura,
un approdo che ci rende già soddisfatti, se ancora
continuiamo a scrivere.
 
 
postato da: ormedelcaos alle ore 14:40 | link | commenti (1)
categorie: aforismi e massime
mercoledì, 22 aprile 2009

Inciviltade

 
 
Del fare il congegno, l’ammodo
lo strizzico che valsa era l’avventura
quando anche colei che prese, in fine candida,
c’avea sul muso un certo che di viso,
e il nauseabondo c'a finir de l’inverno ancora
imbalsamava quei cadaveri in pelli in su pe il fiume,
che trasognato ancor s'affumicava, ed era
renna, lo scalmanato, il pallor del ricordo,
le prime avvisaglie in infanzia de l’inciviltade
che s’appressavano l'una all'altra già dal mattino,
e non era ancor sera.
 
tag: linguaggi

postato da: ormedelcaos alle ore 11:45 | link | commenti
categorie: linguaggi

i pitagorici

La naturalità dell'accadere, questi passi,
mossi uno dopo l'altro, questo respirare
che, lieto, in tondo, ti conduce alla meta
anche in quei giorni cosi detti festivi,
allorquando più doveri si sciamano; e di cui
anche gli attraversamenti di grandi strade,
o vie. Che resti così unico sul marciapiede,
insieme ai tuoi giornali anch'essi calmi, che
invitano, per l'occorrenza, ancora una volta,
a rileggere le loro nuove notizie.
E da cui anche lo sguardo limpido e fiero
informativo, che, con dignità pari, rinvii
alla mente, a ché, dopo attenta lettura,
si analizzi e s'interroghi, e, nel girarsi intorno
in quella contestuale immediatezza del riscontro,
possa al fine esclamare: E' davvero così!
 
Se avessero saputo, i Pitagorici, di certo
non avrebbero scommesso più di cento penny.
 
 
postato da: ormedelcaos alle ore 09:19 | link | commenti (1)
categorie: sociologia, filosofia
lunedì, 20 aprile 2009

 
Le scalinate
 
Questa partecipazione così calorosa, calda,
che dai passi ti porta al cuore lungo le scale,
fatte in fretta; questo contare i gradini ad uno
ad uno, neanche ne restasse qualcuno fuori,
dalla conta. Questo girarsi intorno, e dire: Non
c’è più nessuno.
 
 
postato da: ormedelcaos alle ore 19:49 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 18 aprile 2009

 
 
Assieme per il dopo


Questo meteo instabile      la campagna, il fiume,      quel pianerottolo di     
che ci assegna variabili     la luna è già assopita,       un condominio sem     
tà tra i nostri cieli il tuo      ci dicono,                        pre occupato, un as     
più sereno da est con        questo nostro vivere         censore rotto            
nubi sparse                       ai limiti del vissuto           e la luce che manca      
ha conquistato queste n     del viverci addosso          questo avvitarsi len     
ostre scene dell’amore      se mancano gli spazi        to tra le spirali di un
 
 
dollaro e di un euro           appariscenti sulla             non ci fosse la speran
questi nostri discorsi         scena di una attesa          za,
storiografici sull’ori           piena, densa e disp          quella dea che viene da
gine della specie               endiosa                           ponente e si porge ad
e del teatro, queste           non potrebbero che          occidente, poggiandosi
commedie alquanto           rattristarci di più se          sui lati se la dorsale è
 
 
ancora inusitata,               in fondo, a destra            per un caffè se avessi
questa strada che ci         questi spiccioli che          anche delle sigarette
conduce al semaforo        hai in mano giusto           mi sentirei molto me
 
 
glio, ne accenderei una
e le altre le conserverei
tutte assieme per il dopo.
 
 
 
postato da: ormedelcaos alle ore 18:53 | link | commenti (3)
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