Vorremmo forse ricompensarci a cena del frastuono,
prendere dei tulipani e metterli a centro tavola, se neri
o gialli i loro colori, e poi nutrirli a lume di lampada,
vorremmo dirci: ripristinate le tende quando è sera?
Immossi, così rimanemmo sui divani.
Avessimo il vantaggio delle mosche bianche,
le moschee che si accalcano alla porte, chiudiamo
le mura, sbarriamo il nemico, porta i bambini in salvo,
salvificaci oh Signore, salvificaci dai peccatori,
saranno anch'essi santi, saranno lì a pregare come noi?
Come noi che ti preghiamo qui in ginocchio, occhio all'altare,
occhio al sacerdote, occhi ai ladri di una chiesa di montagna,
in pietra e legno queste mura, mura che chiodate a destini
di resistenza vissero i fermenti, vissero le notizie, i giornali,
i paesini di case basse senza tivvù?
Avremo delle biciclette anche noi, delle Bianchi nere
con manubrio in ferro smaltato e tubolari in grigio? Correremo
anche noi a dire: Il nemico è scappato?
Dall'alto della torre il silenzio ci prende, ci inabissa, ci fa cupi
di noi curvati alle paure, ai timore di non saper più attraversare
le nostre strade, a strisce, ché ci vengono meno ai ricordi.
Avessi il cubo di un passo, avessi quest'oggi anche due tromboni:
Sul davanzale c'è luna piena, luna che s'affaccia al nemico.