Non dirmi, non dire al destino solo il funesto,
la tregua, lambirne lati e lati, il più assoluto,
l'odore di guerra, l'odore del nemico e dell'amico,
l'odore di una donna, di sera quando sei solo,
il suo sorriso, le sue labbra da poter baciare,
diresti forse potenza, prorompenza, limite del noto,
del cosiddetto canosciuto?
Indicherei col dito: è lì, se ci fosse almeno la sua ombra,
l'ombra di una speranza, l'ombra di un credere,
l'ombra in un assoluto della sua stessa esistenza
nel macroscopico errore della ragione ravveduta
alle sette di sera.