orme del caos

letteratura e arte.......................................................................................................................................................................................

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venerdì, 29 maggio 2009

Assaggi di Finnegans Wake

Non antiqualmente Inneigiorni del Bygnining il nostro Viaggiatoredistante, solo, dalla van Demon's Land, qualche pigro scaldo o potetavagabondo, solleverebbewearywillymente gli occhi scimuniti e snòbici verso i semisegni del suo zooteach e indugiandoindolentemente lungo il collodi fiasco, la coppa crackerata, il brogue calpestato, la zolla di torba, l'erica selvaggia, la blad di cavolo, lo stockfish, imparerebbe ingordamente che là al The Angelsono herbergatiper lui poteen e tè e praties e bacco e vino cont connecarolamente gorgheggianti: e senza cerimonie quasinizierebbe a presquesm ilerridere alla questizzinosità (Stupidaggini! Non soffiava certo molto windoso nous in quel momento attraverso il cappello di Mr Melancholy Slow!).
Ma nel pragma quale cagione formale fece un sorriso di quel tothensiero? Chi era lui per chi? Di chi sono i luoghidove? Kiwasti, kisker, kither, kitnabudja? Talcontate il temconto del tumulun. Givate la gav della grube. Che sia il paese dei lottatori coi bastoni, la città dei pescipiscuani o la terra dei leekleccatori o la panbpanungopovengresky. Quello che il regnans ha realizzato i rovesci hanno livellato ma noi sentiamo le indicazioni e possiamo misurare la loro estensione perché il melos rende il modo le manieri plicismano, plansimano, plusimano, plab. Tsin tsin tsin tsin! I folkers forearcafoliper il premio di due pollastre con Ming, Ching e Shunny sul prono prato pantanoso. Ci metteremo a sedere sulla speranza dl gostpirito ghoulanto perché l'uomo delle decime disturbava ma il suo hantitat non s'hagita più hqui. Rispondono delle loro Zoane; Ascoltate loro quattro! Udite come terombano! Io, dice Armagh, e ne sono orgoglioso. Io, dice Clonakilty, che Dio ci aiuti! Io, dice Deansgrange, e non dico niente. Io, dice Barna, e chenedite? Ih ho! Prima che cadesse fericollato colmò il firmamento: un ruscello, un ruscelletto alplambente, ritrosamente li ravvolse, raffreddato dei di lei riccioli: Non erano che thermiti allora, piccole, piccole. Il nostro formicaio lo sentivamo come una Collina di Allen, il Barrow per an Popolo, un Jotnurstfjaell: e c'era un grummelung amung le truppe d'apporco che ci fece trasecolare come un tuono luontano.
Così i confatti, li possedemmo, sono troppo imprecisamente pochi per garantire la nostra certezza, i testi per elezione pullnerale sono troppo infidamente irreperibili dove i suoi adjucatori sono verosimilmente tresconi tre ma i suoi giudicandatari evidentemente meno due.

...

James Joyce, Finnegans Wake
Traduzione di L. Schenoni



postato da: ormedelcaos alle ore 19:09 | link | commenti
categorie: autori
giovedì, 21 maggio 2009

Lo spirito libero

 

 
ancora lunga è la via per giungere fino a quell’enorme, straripante sicurezza e salute, che non può fare a meno della malattia stessa, come di un mezzo e amo di conoscenza, fino a quella matura libertà dello spirito, che è tanto padronanza di sé quanto disciplina del cuore, e che apre la via a molti e opposti modi di pensar; fino a quella interiore apertura e raffinatezza derivante dalla sovrabbondanza, che esclude che lo spirito si perda e per così dire si innamori delle sue stesse vie e resti fisso, inebriato, in un punto qualsiasi; fino a quell’eccesso di forze plastiche, capaci di guarire a fondo, formare di nuovo, ricostituire, che è appunto il segno della grande salute, quell’eccesso che dà allo spirito libero la pericolosa prerogativa di poter vivere d’ora innanzi per esperimento e di potersi offrire all’avventura; la prerogativa di maestria dello spirito libero.

Nietzsche

 
postato da: ormedelcaos alle ore 11:03 | link | commenti
categorie: autori

La voce della coscienza

L’aspetto peculiare dell’uomo, il Sé, consiste nella capacità di essere oggetto a se stesso e questa proprietà, osserva Mead, è messa in evidenza dallo stesso termine “Sé” (self): si tratta di un riflessivo e indica ciò che può essere al contempo soggetto e oggetto. Il Sé, definito anche “oggetto sociale”, non implica l’esistenza di una sostanza spirituale ma non può neppure essere ridotto al semplice organismo fisiologico. La coscienza di sé non scaturisce infatti dal mero susseguirsi delle sensazioni organiche ma dall’interazione concreta con gli altri. “L’essere coscienti del Sé è essenzialmente divenire oggetti del proprio Sé attraverso i rapporti sociali di ciascuno di noi con gli altri individui”. La concezione fisiologica della coscienza deve pertanto essere integrata dal punto di vista sociale: essere oggetto a se stessi vuol dire attribuire un significato ai propri gesti, ma ciò è possibile solo indirettamente, attraverso gli atteggiamenti che gli altri tengono nei nostri confronti. L’individuo fa esperienza di se stesso mediante la reazione che suscita negli altri, “l’assumere o il sentire l’atteggiamento dell’altro nei propri confronti è ciò che forma la coscienza del Sé”, e diventa consapevole di sé quando è in grado di interiorizzare l’atteggiamento del proprio gruppo sociale cui appartiene. Il Sé pertanto è un soggetto che contiene il proprio oggetto, ma questo oggetto è un prodotto sociale che attribuisce un centro e un significato al flusso indistinto di eventi che caratterizzano l’esperienza originaria dell’individuo.
Ricostruire la genesi del Sé significa quindi comprendere come l
’individuo possa porsi al di fuori di sé, in modo tale da divenire oggetto a se stesso, e attribuire ai propri gesti lo stesso significato che vi attribuiscono gli altri. Inoltre, essendo essenzialmente un fenomeno sociale, l’analisi genetica del Sé implica il riferimento al contesto di esperienza sociale e, in particolare, un’analisi del fenomeno linguistico perché non esiste “altra forma di comportamento, se non il linguaggio, in cui l’individuo sia oggetto a se stesso” e perché il linguaggio, nella sua espressione vocale, è quel tipo di gesto che tende a far sorgere nell’individuo che lo attua lo stesso atteggiamento che fa sorgere negli altri, dando così inizio a quel processo di assunzione del ruolo dell’altro che culmina nell’interiorizzazione dell’insieme di atteggiamenti organizzati della comunità attraverso cui prende forma il nucleo sociale del Sé.


G. H. Mead, La voce della coscienza

postato da: ormedelcaos alle ore 10:58 | link | commenti
categorie: filosofia, autori
sabato, 19 luglio 2008

holderlin

 

 


È permesso ad un uomo, quando la vita è solo pena, guardare verso l'alto e dire: voglio essere anch'io così? Certo. Fino a che l'amicizia, la Pura, si trattiene nel cuore, l'uomo non si misura infelicemente con la Divinità. È ignoto Dio? È Egli manifesto e aperto come il cielo? Questo credo io piuttosto. La misura umana è tutta qui.

Pieno di merito, ma poeticamente, abita l'uomo su questa terra.

Ma l'ombra della notte cn le stelle non è più pura, se così posso dire, dell'uomo che si chiama immagine del Divino.

C'è sulla terra una misura? No, non ce n'è nessuna. "

Holderlin

 


postato da: ormedelcaos alle ore 08:50 | link | commenti (1)
categorie: autori
lunedì, 30 giugno 2008

Nome

 

 

OSPITE: Dici bene: ma su questo deciderai per conto tuo mentre il discorso procede. Ora, insieme a me, devi esaminare, secondo il mio parere, cominciando anzitutto dal sofista, cercando e rendendo chiaro con un ragionamento che cosa è mai.  

Giacché ora io e tu a suo proposito abbiamo in comune solo il nome; ma quanto al compito specifico per cui lo chiamiamo così , forse l'uno e l'altro di noi potremmo avere, di per noi stessi, un punto di vista particolare. Ora su ogni questione bisogna concordare sul fatto stesso, mediante ragionamenti, più che sul solo nome

 Platone, Il sofista

 

foto Copyright © ormedelcaos

postato da: ormedelcaos alle ore 07:36 | link | commenti (2)
categorie: autori
domenica, 30 dicembre 2007

Ad esempio, una presupposizione logica dei tentativi di decifrare i geroglifici maya è che si ipotizzi che i segni che si vedono sulle pietre sono stati prodotti da esseri più o meno simili a noi e prodotti con certe intenzioni.
Qualora fossimo certi, ad esempio, che tali segni sono una conseguenza dell’erosione provocata dall’acqua, la questione di decifrarli o anche di chiamarli geroglifici non sorgerebbe.

John R: Seaele , Cos’è un atto linguistico?
postato da: ormedelcaos alle ore 19:53 | link | commenti
categorie: autori
mercoledì, 05 dicembre 2007

Eravamo amici e ci siamo diventati estranei. Ma è giusto così e non vogliamo dissimularci e mettere in ombra questo come se dovessimo vergognarcene. Noi siamo due navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua strada; possiamo benissimo incrociarci e celebrare una festa tra di noi, come abbiamo fatto: allora i due bravi vascelli se ne stavano così placidamente all’àncora in uno stesso porto e sotto uno stesso sole, che avevano tutta l’aria di essere già alla meta, una meta che era stata la stessa per tutti e due. Ma proprio allora l’onnipossente violenza del nostro compito ci spinge di nuovo l’uno lontano dall’altro, in diversi mari e zone di sole forse non ci rivedremo mai – forse potrà anche darsi che ci si veda, ma senza riconoscersi: i diversi mari e soli ci hanno mutati!

Nietzsche, La Gaia Scienza
postato da: ormedelcaos alle ore 11:36 | link | commenti (2)
categorie: autori
sabato, 15 settembre 2007

Più di uno si stupirebbe se vedesse di cosa è fatta la sua coscienza, che gli sembra così prestante: è composta di circa 1/5 di rispetto umano, 1/ 5 di deisidaimonia, 1/ 5 di pregiudizio, 1/5 di vanità e 1/5 di consuetudine, di modo che in fondo non è migliore di quell’inglese che diceva addirittura: A me costa troppo mantenere una coscienza.

Persone religiose di qualunque fede, intendono molto spesso per coscienza i dogmi e i precetti della loro religione e l’esame di coscienza fatto in base a questi. In questo senso si intendono anche le espressioni “costrizione di coscienza” e “libertà di coscienza”. I teologi, gli scolastici e i casisti dell’evo medio e di epoche posteriori la pigliavano allo stesso modo. Tutto ciò che uno sapeva intorno alle norme e ai precetti della Chiesa, insieme col proposito di crederci e di seguirli, costituiva la sua coscienza.

 

Schopenhauer

 

postato da: ormedelcaos alle ore 08:33 | link | commenti (2)
categorie: autori
venerdì, 20 luglio 2007

Se potessi dare un'idea del mio senso di solitudine!
Né fra i vivi né fra i morti io ho qualcuno a cui mi sento
affine. E' una cosa indescrivibilmente tremenda. E solo
l'esercizio di sopportare questo sentimento, e il suo svi-
luppo graduale fin da quando ero bambino, mi consen-
te di capire come mai non abbia ancora dovuto soc-
combere a esso.
Ma il compito in nome del quale io vivo lo vedo chiaro
dinanzi a me: come un fatto di indescrivibile tristezza,
ma trasfigurato dalla coscienza che in esso c'è grandez-
za, se mai c'è stata grandezza nel compito di un mor-
tale.

Friedrich Nietzsche, 1886

postato da: ormedelcaos alle ore 21:08 | link | commenti (5)
categorie: autori
giovedì, 12 luglio 2007

“Vedere“ l’Altro significa vederlo come un eroe di una tragedia greca, o di un dramma di Shakespeare, oppure di un romanzo di Balzac. Noi abbiamo di fronte, nell’Altro, una parte della vita di un essere umano nella sua unicità. Egli ha dalla nascita delle qualità personali, ha lottato e – questo assume un grande rilievo – è sopravvisuto a tutte le difficoltà che ha incontrato durante la sua vita. In questa sua lotta ha dato alla vita delle risposte sue proprie, individuali.
Il fatto di nascere produce, a causa delle contraddizioni intrinseche all’esistenza umana, una domanda alla quale noi dobbiamo rispondere in ogni momento della nostra esistenza, e non con la nostra ragione, ma con la nostra intera esistenza. Poche sono le risposte a questa domanda: tra queste ce ne possono essere alcune di tipo regressivo e una sola progressiva. Queste risposte, dunque, non sono poi molte: pensiamo a come risponde di solito il genere umano, e possiamo rapidamente dedurre che esse sono circa sei, otto. Ogni uomo risponde alle domande della vita in un suo proprio modo; ci sono perciò infinite variazioni individuali, diverse per ciascuno di noi. Allo stesso tempo, tuttavia, ci sono alcune grandi categorie di risposte.
La vita di ogni persona è una rappresentazione drammatica in cui ciascuno, dando la risposta individuale ai problemi della vita, ha successo oppure fallisce: noi dobbiamo capire la risposta globale che le persone danno alla vita. Ci possono essere risposte di completa regressione nel grembo materno, di attaccamento al seno della madre, di sottomissione al comando del padre, oppure di pieno sviluppo delle proprie capacità. Ovviamente non sono solamente queste le risposte possibili, ce ne sono altre che costituiscono infinite variazioni di queste. Ma esse sono sempre una risposta strutturata in modo totale, e questo spiega perché io abbia detto che occorre guardare le persone come eroi di un dramma shakespeariano.
La risposta che un uomo dà alla vita non è mai parziale. E’ in qualche modo totale, ha sempre una sua struttura. E noi possiamo comprendere la persona, solamente se comprendiamo la struttura totale della risposta che viene data alla esistenza. Per esempio, quale risposta dà < principalmente > l’uomo che vuol restare sano? Come prova o ha provato a risolvere il problema della sua relazione con il mondo ? Occorre aver bene davanti agli occhi la risposta globale che le persone danno, ed è indifferente se si tratta di uno psicotico, di un nevrotico o di una persona così detta sana. Ciascuno dà una risposta che fa riferimento al tutto e che possiede una struttura. Fin dal primo momento della terapia si dovrebbe vedere il paziente in questo modo e comprendere la sua risposta globale.
Fin dal principio dovremmo cominciare a porci la domanda. “Qual è il senso di questo dramma?”, e dovremmo evitare di andare a scavare qua e là, perché si tema di perdere la comprensione della totalità della vicenda. Sono pienamente convinto che l’interesse per una persona aumenta quando si capisce il suo dramma. E per far questo non ci vuole una grande intelligenza; il dramma degli uomini è qualcosa di estremamente interessante, se lo comprendiamo e se non abbassiamo il significato della lotta di una persona per esistenza ad una banalità.


Erich Fromm - Anima e Società

postato da: ormedelcaos alle ore 10:40 | link | commenti
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