Non antiqualmente Inneigiorni del Bygnining il nostro Viaggiatoredistante, solo, dalla van Demon's Land, qualche pigro scaldo o potetavagabondo, solleverebbewearywillymente gli occhi scimuniti e snòbici verso i semisegni del suo zooteach e indugiandoindolentemente lungo il collodi fiasco, la coppa crackerata, il brogue calpestato, la zolla di torba, l'erica selvaggia, la blad di cavolo, lo stockfish, imparerebbe ingordamente che là al The Angelsono herbergatiper lui poteen e tè e praties e bacco e vino cont connecarolamente gorgheggianti: e senza cerimonie quasinizierebbe a presquesm ilerridere alla questizzinosità (Stupidaggini! Non soffiava certo molto windoso nous in quel momento attraverso il cappello di Mr Melancholy Slow!).
Ma nel pragma quale cagione formale fece un sorriso di quel tothensiero? Chi era lui per chi? Di chi sono i luoghidove? Kiwasti, kisker, kither, kitnabudja? Talcontate il temconto del tumulun. Givate la gav della grube. Che sia il paese dei lottatori coi bastoni, la città dei pescipiscuani o la terra dei leekleccatori o la panbpanungopovengresky. Quello che il regnans ha realizzato i rovesci hanno livellato ma noi sentiamo le indicazioni e possiamo misurare la loro estensione perché il melos rende il modo le manieri plicismano, plansimano, plusimano, plab. Tsin tsin tsin tsin! I folkers forearcafoliper il premio di due pollastre con Ming, Ching e Shunny sul prono prato pantanoso. Ci metteremo a sedere sulla speranza dl gostpirito ghoulanto perché l'uomo delle decime disturbava ma il suo hantitat non s'hagita più hqui. Rispondono delle loro Zoane; Ascoltate loro quattro! Udite come terombano! Io, dice Armagh, e ne sono orgoglioso. Io, dice Clonakilty, che Dio ci aiuti! Io, dice Deansgrange, e non dico niente. Io, dice Barna, e chenedite? Ih ho! Prima che cadesse fericollato colmò il firmamento: un ruscello, un ruscelletto alplambente, ritrosamente li ravvolse, raffreddato dei di lei riccioli: Non erano che thermiti allora, piccole, piccole. Il nostro formicaio lo sentivamo come una Collina di Allen, il Barrow per an Popolo, un Jotnurstfjaell: e c'era un grummelung amung le truppe d'apporco che ci fece trasecolare come un tuono luontano.
Così i confatti, li possedemmo, sono troppo imprecisamente pochi per garantire la nostra certezza, i testi per elezione pullnerale sono troppo infidamente irreperibili dove i suoi adjucatori sono verosimilmente tresconi tre ma i suoi giudicandatari evidentemente meno due.
...
James Joyce, Finnegans Wake
Traduzione di L. Schenoni
È permesso ad un uomo, quando la vita è solo pena, guardare verso l'alto e dire: voglio essere anch'io così? Certo. Fino a che l'amicizia, la Pura, si trattiene nel cuore, l'uomo non si misura infelicemente con la Divinità. È ignoto Dio? È Egli manifesto e aperto come il cielo? Questo credo io piuttosto. La misura umana è tutta qui.
Pieno di merito, ma poeticamente, abita l'uomo su questa terra.
Ma l'ombra della notte cn le stelle non è più pura, se così posso dire, dell'uomo che si chiama immagine del Divino.
C'è sulla terra una misura? No, non ce n'è nessuna. "
Holderlin

OSPITE: Dici bene: ma su questo deciderai per conto tuo mentre il discorso procede. Ora, insieme a me, devi esaminare, secondo il mio parere, cominciando anzitutto dal sofista, cercando e rendendo chiaro con un ragionamento che cosa è mai.
Giacché ora io e tu a suo proposito abbiamo in comune solo il nome; ma quanto al compito specifico per cui lo chiamiamo così , forse l'uno e l'altro di noi potremmo avere, di per noi stessi, un punto di vista particolare. Ora su ogni questione bisogna concordare sul fatto stesso, mediante ragionamenti, più che sul solo nome
Platone, Il sofista
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Più di uno si stupirebbe se vedesse di cosa è fatta la sua coscienza, che gli sembra così prestante: è composta di circa 1/5 di rispetto umano, 1/ 5 di deisidaimonia, 1/ 5 di pregiudizio, 1/5 di vanità e 1/5 di consuetudine, di modo che in fondo non è migliore di quell’inglese che diceva addirittura: A me costa troppo mantenere una coscienza.
Persone religiose di qualunque fede, intendono molto spesso per coscienza i dogmi e i precetti della loro religione e l’esame di coscienza fatto in base a questi. In questo senso si intendono anche le espressioni “costrizione di coscienza” e “libertà di coscienza”. I teologi, gli scolastici e i casisti dell’evo medio e di epoche posteriori la pigliavano allo stesso modo. Tutto ciò che uno sapeva intorno alle norme e ai precetti della Chiesa, insieme col proposito di crederci e di seguirli, costituiva la sua coscienza.
Schopenhauer
Se potessi dare un'idea del mio senso di solitudine!
Né fra i vivi né fra i morti io ho qualcuno a cui mi sento
affine. E' una cosa indescrivibilmente tremenda. E solo
l'esercizio di sopportare questo sentimento, e il suo svi-
luppo graduale fin da quando ero bambino, mi consen-
te di capire come mai non abbia ancora dovuto soc-
combere a esso.
Ma il compito in nome del quale io vivo lo vedo chiaro
dinanzi a me: come un fatto di indescrivibile tristezza,
ma trasfigurato dalla coscienza che in esso c'è grandez-
za, se mai c'è stata grandezza nel compito di un mor-
tale.
Friedrich Nietzsche, 1886
“Vedere“ l’Altro significa vederlo come un eroe di una tragedia greca, o di un dramma di Shakespeare, oppure di un romanzo di Balzac. Noi abbiamo di fronte, nell’Altro, una parte della vita di un essere umano nella sua unicità. Egli ha dalla nascita delle qualità personali, ha lottato e – questo assume un grande rilievo – è sopravvisuto a tutte le difficoltà che ha incontrato durante la sua vita. In questa sua lotta ha dato alla vita delle risposte sue proprie, individuali.
Il fatto di nascere produce, a causa delle contraddizioni intrinseche all’esistenza umana, una domanda alla quale noi dobbiamo rispondere in ogni momento della nostra esistenza, e non con la nostra ragione, ma con la nostra intera esistenza. Poche sono le risposte a questa domanda: tra queste ce ne possono essere alcune di tipo regressivo e una sola progressiva. Queste risposte, dunque, non sono poi molte: pensiamo a come risponde di solito il genere umano, e possiamo rapidamente dedurre che esse sono circa sei, otto. Ogni uomo risponde alle domande della vita in un suo proprio modo; ci sono perciò infinite variazioni individuali, diverse per ciascuno di noi. Allo stesso tempo, tuttavia, ci sono alcune grandi categorie di risposte.
La vita di ogni persona è una rappresentazione drammatica in cui ciascuno, dando la risposta individuale ai problemi della vita, ha successo oppure fallisce: noi dobbiamo capire la risposta globale che le persone danno alla vita. Ci possono essere risposte di completa regressione nel grembo materno, di attaccamento al seno della madre, di sottomissione al comando del padre, oppure di pieno sviluppo delle proprie capacità. Ovviamente non sono solamente queste le risposte possibili, ce ne sono altre che costituiscono infinite variazioni di queste. Ma esse sono sempre una risposta strutturata in modo totale, e questo spiega perché io abbia detto che occorre guardare le persone come eroi di un dramma shakespeariano.
La risposta che un uomo dà alla vita non è mai parziale. E’ in qualche modo totale, ha sempre una sua struttura. E noi possiamo comprendere la persona, solamente se comprendiamo la struttura totale della risposta che viene data alla esistenza. Per esempio, quale risposta dà < principalmente > l’uomo che vuol restare sano? Come prova o ha provato a risolvere il problema della sua relazione con il mondo ? Occorre aver bene davanti agli occhi la risposta globale che le persone danno, ed è indifferente se si tratta di uno psicotico, di un nevrotico o di una persona così detta sana. Ciascuno dà una risposta che fa riferimento al tutto e che possiede una struttura. Fin dal primo momento della terapia si dovrebbe vedere il paziente in questo modo e comprendere la sua risposta globale.
Fin dal principio dovremmo cominciare a porci la domanda. “Qual è il senso di questo dramma?”, e dovremmo evitare di andare a scavare qua e là, perché si tema di perdere la comprensione della totalità della vicenda. Sono pienamente convinto che l’interesse per una persona aumenta quando si capisce il suo dramma. E per far questo non ci vuole una grande intelligenza; il dramma degli uomini è qualcosa di estremamente interessante, se lo comprendiamo e se non abbassiamo il significato della lotta di una persona per esistenza ad una banalità.
Erich Fromm - Anima e Società