come quei passeri che sui rami tubano
e noi tra le case e i crisantemi
e poi l’autunno, quando le foglie
Onde la follia
quella speranza
che muta
al primo atto
di una fede mattutina,
come la pioggia
in una domenica
pomeriggio.
Avevamo le poste
e due pastori
quando ci svegliammo
e come le foglie
un albero a due rami
tra la primavera e l'inverno
avevamo qualcosa ancora
da lasciare
prima di partire
per incisi o aperti vicoli
sui muri o per gole d'eco
o per sentieri altri
tra le vie e i monasteri
dove il silenzio,
o anche l'ora
e il segno tra le pietre
e le nuvole in cielo
quando l’alba e i crisantemi,
o solo il numerare
lo stanco dei marciapiedi
e le chimere mozze
ai crocevia,
tra le strade e le case
prese a prestito
e dove anche le fontane
mi disse: andiamo più in là quando è sera,
quando il buio cade e l’ombra più non si conserva,
andiamo tra di noi, qui nel porto
c’è una parola brulla
tra la frase e il foglio
c’è chi la cerca
mentre ancora scrive
e si compendia:
non mi svesto stamattina,
lascio scorrere il sole
nella notte
Forse non fummo,
forse solo un tempo
qualunque.
o forse tra il cielo e il mare
o forse solo così
tra due nomi
che sanno di diverso,
quando si scrivono
oppure solo quando
si pronunziano.
Forse saremo ancora
o forse resteremo soli così,
ancora a chiamarci
l’un l’altro,
mentre fuori di nuovo piove.
Forse noi, tra un attimo e l’altro
forse i vestiti di sempre
al tramonto del sole
forse il rosso dell’amore
o la paura del nero,
quando è buio. Forse domani,
forse anche ieri,
forse solo ora
tra noi e le nostre mani distratte,
che cercano ancora.
C’era quel di lato
che ancora non rientrava nel giusto
dei valori e sospendemmo i giudizi
sull’amore e il desiderio,
quando l’autunno e le foglie