orme del caos

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giovedì, 21 maggio 2009

L'implorare

 

Che il chiarore sui visi afferri l'attimo perso, il velo della metodica indifferenza quando, appassito il ramo, l'amore tende a novecento ove anche i muri d'un romanticismo di vita espandono l'oggetto del creato, ah disavventura impavida di una guerra con baionette, gli organzi di una lenta moria tra i crepuscoli di nuove odissee, ecco nuova vita, si esclamava, ai più. Noi vestiti ancora imploravamo e tu, forse anch'io, cademmo.
È vita questa, si potrebbe oggi dire, se non fossimo ancora distratti?
È così che tende il purgatorio, o il paradiso anche, se offesi da tante ingiurie, un bel giorno ci ritirammo?
È vuolsi così, o vorremmo noi?
Che il volere sembri più attempato, che il ciglio non s'imperi più, che ogni di quegli animi è cimitero o anche vie da percorrere d'embrioni?
Ahi le malarie, ahi le guerre spesse se stanche. E tu, con la tv, ora siedi, t'accomodi alle sere e vicino stai agli stretti muri, alle trincee aggrappato d'un sapere?
Ahi questi pensieri, questi diodati che implorano le lodi.
Il pargoletto che poi si stanchi, il figlio al core.


postato da: ormedelcaos alle ore 13:32 | link | commenti
categorie: esortazioni