E' dunque sogno della morte la vita,
il suo venire e il perire per oceani e monti?
Lasciarsi da lei prendere e poi rivoltarsi a Cronos
quando i numi ci abbandonano nel loro sacco
di scherno?
Schiavi di sensi e rupestri d'amore gli uomini vagano
al loro destino mentre il sole e la luna s'alternano
alle loro sventure, ai loro proclami, e legge più non
li governa.
Leggere e calme avanzano a loro insaputa le Erinni
quando la notte prende nelle sue ali il mostro
che a rostro trascina il desio e ne governa il danno,
or dunque si compia ciò che è giusto sia, ciò che giusto
accada.
E dove il giusto che possa anche dirsi: E' lui il Giusto,
sì io lo riconosco?
E' giusto peso o misura la distanza e l'accoppiamento?
Se in Darwin l'evoluzione, si dirà, è la natura, e in Nietzsche
la sola volontà ne sarà la potenza, dovremmo ignudare il Vero
e dirci: Eccolo qua è ancora Lui che è qui con noi e ci governa?
Passate e trasognate stelle, lidi scomposti e donne a seni nudi,
dunque: Volontà!
E' forse volere, il nascere? È forse volere, il morire?
O solo pura necessità che s'accampa e stende se stessa all'aria
sin dall'origine e indarno ai mutamenti? Si schioda la vita e dicesi:
Eccola, è questa la vita. Ma avete mai visto voi l'eterno della vita
e poter dire: Eccola lì, quell'è la Vita? E, dunque, potersi
aggiungere: E' morte anche maggior vita?