Intervista a LittlePot
Se la scrittura è sguardo, in che si differenzia e in cosa si assomiglia al gesto corporeo.
Per me lo sguardo è molto più immediato, è forse il primo strumento di conoscenza che un individuo ha a disposizione, per così dire. Per cui non me la sento tanto di paragonarlo alla scrittura. Perché la scrittura diviene primo strumento di conoscenza solo per coloro che la avvertono come tale, nell’animo. E primo scopo della scrittura non è certamente conoscere se stessi.
Riferendomi agli altri sensi direi che la scrittura per me è più paragonabile più che alla vista, al tatto e all’olfatto perché permette di toccare con mano, in senso figurato s’intende, e carpire i profumi di ciò che poi vuoi traspaia dalla lettura.
Quanto ai gesti corporei, non credo ci sia un gesto vero e proprio che possa definirla. La scrittura didattica sarebbe un “prendere per mano”, ad esempio, ma questo lo dico da lettrice.
Mi viene da pensare più che a gesti, ad una postura, ad una sorta di maschera. Klossowski diceva che la maschera forma comunque una fisionomia determinata che risponde ad un desiderio di suggestione che proviene dall’interno di sé. Non solo, essa rivela anche che chi la porta ha scelto, ha deciso tale viso. Allo sguardo di se stesso e allo sguardo degli altri.
Questo non significa che ci si trasforma, o mimetizza. Significa che a seconda di ciò che si scrive, e soprattutto in poesia, si lascia trasparire tutto e niente. Come diceva Emily Dickinson, tell all the truth but tell it slant (dì la verità ma dilla sghemba).
La caverna è luogo interiore, scrivere la propria storia sulle sue pareti per comunicare a chi dovrà ancora venire la propria esistenza, oltre che apertura all’altro ed inizio della storia, rappresenta anche profanazione del luogo e del tempo?
In breve: è paragonabile alla nostra attuale possibilità di conservare i semi umani per ibridare spazi e tempi futuri?
La caverna è un archetipo a me molto caro. Non la reputo affatto profanazione del luogo e del tempo. Chi può profanare è colui che non si eleva, che non scava tra le righe, che non coglie le sfaccettature, che si abbandona al pregiudizio. Si conservano solo i semi forti, anzi direi i degni. Chi lascia delle ditate di fumo sulle pareti della caverna è destinato a vederle scomparire, e quindi non lascerà alcun segno. Credo molto nella capacità della parola, ma l’uomo deve riscoprirla, e lasciarla fluire attraverso i canali giusti. Internet in questo è una grande possibilità. Certo, è una caverna (per usare la tua stessa metafora) un po’ più grande, ma rimarranno comunque le sperimentazioni e le innovazioni. Non bisogna mai smettere di crescere e guardare avanti.
Il Tempio quale luogo sacro non dissodabile per il mangiare del corpo ma solo per il cibo dell’animo, comporta il silenzio. Il silenzio e il digiuno sono nelle loro diverse semantiche dei sinonimi? E dove i punti di incontro e di differenza?
In questa risposta guarderò la mia realtà. Amo moltissimo il silenzio, mi è fondamentale in molti momenti della vita (quando lavoro, ad esempio; e quando leggo). Può andare di pari passo con il digiuno dal cibo del corpo, ma non quello dell’animo. Non potrei mai far digiunare la mia anima, e chi non si accorge, o peggio non sa neanche, che l’ha messa a dieta forzata è malato, seriamente.
Un’ultima domanda: Scrittura naturale e scrittura artificiale.
Ma non è una domanda. È un’affermazione.
La scrittura artificiale... mi viene in mente la leggenda metropolitana che vuole un pool di scrittori provetti alle spalle dei grandi romanzieri che non sbagliano un colpo. Certo, oggi purtroppo non fa più testo l’inventiva e l’ispirazione, conta più il prodotto e i numeri nelle vendite, per cui bisogna sfornare materiale che piaccia al pubblico, e venda. Quella è la scrittura artificiale che odio, lo “scrivere apposta”. La scrittura vera è l’espressione del Genio, del Sé, per dirla riprendendo Nietzche essa offre una testimonianza decisa e decisiva di chi l’Autore È - e cioè in quale ord ine si collocano gli impulsi più profondi della sua natura.
Grazie, LittlePot.
Scrittura e linguaggio: Intervista a Parolaia
Prima domanda: Il tempo/spazio tra scrittura e linguaggio.
domandona filosofica che vediamo un po’ se posso renderla
divertente…
cerco il linguaggio e non lo trovo
occazzo, eppure dovrebbe essere una facoltà tipicamente umana
dove l’ho imbucato
eppure era qui fino a un attimo fa, sul margine di taglio del pensiero
sul ciglio del foglio
sul battito di ciglio del foglio
sul ciglio del burrone prima di caderci scritto dentro
a precipizio
niente
e invece oplà, sorpresa! eccoloqquà, stecchito dopo *linguacciuto*
ohi, e pensa un po’, pensa un po’ dove s’era cacciato
dentro a un vocabolario… contraddittorio no?
:))
eh, che a pensarci è pure buffo
sto usando l’esca della scrittura per trovare e catturare il linguaggio
(potrei usare il linguaggio per definire la scrittura? mah…)
un po’ come gli abitanti di Ur
calapeppa
dove lo spazio chiuso sa d’aria viziata
(la scrittura spesso ha lo stesso odore)
e il tempo di un’ora
di un’oralità primaria è compiuto
col linguaggio chiuso fuori dal mondo e dentro alla grammatica del suo aguzzino
neppure un’oralità d’aria è concessa al detenuto
dalle forze dell’ordine
d’altro canto il luogo della la scrittura è un fortino arroccato
in lotta contro il caos e l’entropia per provare
a trasformarli in mattoncini logos
(ci giocavo tanto da bimba)
quindi lo spazio tra linguaggio e scrittura è forse virtuale
o comunque non c’è bisogno di uno spazio reale
(god save the queen)
in una repubblica fondata sul lavoro ai fianchi
e sul gioco di gambe
come diceva mohamme dalì
per il tempo, beh, probabilmente il tempo non nasce e non muore
con l’uomo (che probabilmente il tempo non esiste
e forse neanche l’uomo),
ma con il linguaggio stesso per misurare l’oralità e i minuti
finendo poi per ritorcersi contro al prigioniero
sotto forma di ergastolo
nel campo di concentramento di cellulosa
dove i pensieri schiumano e saponificano il
se questo è un uomo
allora aridatece la scimmia
:)
questa poesiola che ho scritto molto tempo perturbato andante mosso con brio (fa) qualcosa c'azzezza
e s’intitola : “Clessidra (sbadatamente)”
il sottotitolo esplicativo (che io amo i sottotitoli esplicativi) dice:
“negli occhi, non s’abbia pietà per la sabbia del linguaggio”
Ho rovesciato l'universo
e così asperso
non lo ritrovo (più)
*
Gioisce l’uomo, scampato ad un naufragio in mare
che già la spiaggia elide
Seconda domanda: Come vedi i fuochi d'artificio in pieno cielo stellato (ore 24 capri)?
il cielo stellato non lo so se è pieno veramente
forse è vuoto
e poi non so se basteranno
tanti capri espiatori (ventiquattro)
a rabbonire il mio pensiero affastellato col linguaggio
e la scrittura
che il fuoco d’artificio (prima d’artifare)
è sempre un nodo di pensiero nero
pirico, ma nero uguale
ricorda un grumo
è solidoappuntito e urticapum, urticapum, urticapum
zecchia!
(colori rimbombati giù, nel centro del foriero)
e i faraglioni urlano asinini idiomi
la retina s’imbriglia d'impressione
bionde le tracce sparse di Marina, piccola bambina
e le lucertole d’azzurro fuso (erettile)
fanno a Tragara nel colare
il belvedere
lungo le nuance
accese
così col naso in su penso i colori
e vedo se li ho esplosi
indovinati
godendo da bambina di paese
lo sdrucciolo minuscolo
di lemmi in saldo
mentre - si sa - un albergo a capri costa caro, ne con vengo!
(e il grumo nel cervello me lo tengo)
Terza domanda: Nella composizione creativa: il linguaggio è solo mezzo espressivo o anche incipit della scrittura? E dov'è il termine del linguaggio e dove inizia la (vera)scrittura?
beh, l’ambito della composizione passiva si cerca sempre di movimentarlo mediante una ricomposizione creativa…
il linguaggio è solo mezzo espressivo
che l’altra metà è il palataggio
pova a paae ena e paaai
(prova a parlare senza le palatali, n.d.r.)
e la comunicazione fluida ci nuota dentro sino
a tirarsi a secco (in salvo) nella scrittura
quindi - volendo - il linguaggio è non solo incipit, sed etiam corpus et excipit
è la scrittura stessa in potenza
e la scrittura è anch’essa uno strumento, solo assai più raffinato
un giacimento che ti supplica di giacimentarti
e allora perché non accontentarlo
che a me il tarlo piace
scava
e nella scava a volte trovi i diamanti, altre il carbone, altre Marcinelle
chimica abborracciata del carbonio siamo, d’altro scanto, no?
sto scantonando?
chissà…
ma è nel reflusso del punto di flesso tra linguaggio e scrittura
che abita più spesso lo *stupore*
una sorta di non-luogo psichico che schiude alla creazione e all’apprendimento
un po’ come la *sorpresa* in Milton Erickson
disorienta e scardina per un attimo la ringhiera dell’io so/io sono/io sondo
esponendoci all’essere sondati
(o meglio, esser esondati:))
d’un nuovo pensiero
e il termine del linguaggio
(basta mutar la congiunzione in verbo)
è proprio là dove inizia la scrittura
che poi sia vera nel senso di veritiera
o vera nel senso di puttana
boh…
comunque mutando leggermente prospettiva
il linguaggio non ha un solo termine
ha un numero indefinito di parole
che può moderare (i termini)
può sbandierare senza mezzi (termini)
e può riformulare (in altri termini)
ma fatica a conformare (ai termini di legge)
*eddifatti la voce non si legge*
eniuei, è col passaggio successivo che il gioco si complica
laddove di rimbalzo la scrittura torna al linguaggio
perché se da un lato anche la scrittura più innovativa e creativa non può sovvertire le regole scritturali di fondo (pena lo spaesamento e la perdita del messaggio)
è proprio la scrittura la chiave
della prigione del linguaggio
e allora
scampando il temporale, schiantando il frontale, muschiando il parietale
gluteando l’occipite
si potrebbe provare ad aprire le finestrelle
invece di leggere lo strumento
si potrebbe provare a non fermarsi a contemplare
l’indice che addita l’opera d’arte
ma a condividere l’unica vera opera d’arte dell’universo
che è il *cervello umano*
id est, il motore immobile che a tutto questo nostro ragionare sta dietro
davanti e in mezzo
illusione cinestesica?
aerobica cerebrale fuori baricentro?
è che la parola scritta diventa essa stessa parte del mondo che descrive
e infatti proprio di fronte a me
ho un monitor a cristalli liquidi appoggiato sulla parola tavolo
Grazie di cuore, Parolaia!
Intervista Work in Progress a Petalisulvolto
Ora passiamo alla mia ultima, in ordine di tempo, conoscenza qui sul web. Si tratta di petalisulviso, che naturalmente non presento in quanto ha il suo blog dove si possono attingere le notizie di presentazione.
Cara Petalisulvolto
grazie a te, cercherò di comprendere qualcosa della tua singolarità attraverso le tue letture, e poi quando la mia sensibilità mi dirà verrò a lasciarti le mie orme.
mi piacerebbe intervistarti come madre, come credente, come tattilità - per essere figlia di artista dell'armonia del suono - e come amante della ragione e della chiarezza. Quest'ultima immagine traspare immediatamente anche dal tuo volto. ciao e di nuovo grazie.
Petalisulvolto
Va bene, iniziamo un discorso se vuoi. Cerco sempre spiegazioni, ma le trovo solo nella natura, negli esseri semplici per cui il ciclo vitale viene accolto come spontanea evoluzione. Per noi il sentimento e' fonte di dolore , di attaccamento alle persone ed alle cose.
Ti ringrazio per aver accettato la mia intervista, e sono subito a porgerti la prima domanda:
Prima domanda: dalla tua collezione, prendo due foto: quella di Alda Merini e quella della Madre. Che riflessioni, senza alcun filtro di censura o di pudore, ti verrebbero come donna e come filosofa?
Alda Merini e' la madre per me, dolce , istintuale sofferente ed indomita.
La sua storia mi e' nota, essendo di Taranto, personalmente.
Ella si innamoro' e si sposo' con un noto poeta, Pierri, da cui le rime pietrose che vedovo aveva gia dei figli. Quando questi mori', torno' a Milano con grande sofferenza per non essere stata accettata dalla famiglia del poeta.
Molti attribuirono la sua "follia", il suo essere cosi' sensibile, diversa, alla delusione datale dall'amore.
"No, disse la Merini io non sono impazzita per amore di un compagno, per un abbandono, ma quando mi tolsero i miei tre figli".
Piu' madre di cosi?
Certamente persone sensibili come i poeti che vedono oltre la realta' che danno significati immensi alle cose e percezioni che ad altri sfuggono, si faceva presto a catalogarli come matti e a farli finire in quelle "fosse di serpenti" dalle quali non sarebbero piu' usciti, vuoi per la estrema carenza di sistemi di cura efficaci, vuoi perche' la condizione ambientale, le continue mortificazioni non giovavano certo al recupero del malato di mente che sovente era solo un malcapitato. I mezzi coercitivi non erano da ammalati, poiché una patologia sine materia era sottovalutata.
Le famiglie, massime quelle borghesi, erano ben felici di abbandonare tout court il personaggio scomodo, influenzate dall'apparire piu' che dall'essere.
Poi con la legge Basaglia mutarono le cose, anche chi aveva dei disturbi comportamentali, lo dichiarava senza reticenze e le depressioni cominciarono ad essere curate come malattie psico_ fisiche. Questo grazie alla collaborazione di professori come Sergio Piro che conosco personalmente, filosofi come il professore Masullo di Napoli, Sergio Moravia di Firenze che si occupano in filosofia morale proprio di queste esistenze ferite (S. Moravia),della fondamentale importanza della comunita' nella vita dell'essere umano (La comunita' come fondamento ( Masullo)
L'uomo non e' fatto per vivere solo.
L'io senza il tu non ha significato, questo vale per l'aspetto gnoseologico e conseguentemente per quello morale, etico ,ove per morale intendo l'operare nel mondo.
Bisogna occuparsi di tutti e quindi degli ammalati dello spirito, che sono i piu' infelici secondo me poiché rifiutano la vita. Ritenendosi inadeguati.
Indipendentemente dal ricorso ad un entita' metafisica (Dio) o dipendente da essa per chi crede.
L'importante e' comportarsi da uomini, da soggetti morali, fini e non mezzi della vita.
Rispettare l'altro come portatore di valori o disvalori, unico eppure inserito tra gli altri.
A questo punto, la madre, il padre, il poeta, il delinquente, il santo, il musico , il poeta, sono aspetti di una realta' che e' l'uomo, la persona
La musica non e' un'isola, e' il mare, cioe' avvicina i popoli come ebbe a dirmi mio fratello, giovane musicista anche lui, purtruppo ci vede dall'alto, infatti e' morto il mese scorso, la musica e' civilta', comprensione, comunicazione di ciò che dentro di noi ribolle.
Come tutte le manifestazioni dell'essere umano.
Che sia melodia di Bach , metallara, urlo, parola forte, non dobbiamo farci impressionare, ma vedere i motivi per cui si e' scatenata quella comunicazione.
La Madre cerca di essere buona, ascolta i figli, ma e' suscettibile di errore, soffre delle disarmonie del quotidiano, cerca di accontentare e comprendere, a volte puo' anche fare del male, perché anche lei vive il contrasto tra quello che e', le difficolta' obbiettive che incontra nel condurre la famiglia.
Tieni conto, amico caro, che con la distruzione della famiglia tradizionale, il lavoro delle donne, anche in rapporto con i figli e' mutato.
Secondo me in meglio.Il linguaggio e' piu' aperto, meno convenzionale,piu' diretto, fa male a volte,ma vi e' piu' vicinanza, meno fingimento.
Portatrici di virtu' non sfiorate dal dubbi, prima, oggi le madri devono mettersi in discussione e chiedersi se non sia il figlio ad avere ragione.Spesso ho dovuto riconoscere molta maturita' ai miei figli e ascokltare le loro motivazioni.
Sono evoluzioni storiche ed ambientali normali.
Nella vita bisogna sempre essere pronti ai cambiamenti, ci ricorda Goethe.
Credo di aver detto sufficientemente.
C'e' una cosa sola che temo , il silenzio: penso che il grande male della societa' non solo odierna sia la solitudine, l'incomprensione la stasi.
Meglio mille battaglie che stratificazioni di silenzi camuffati da perbenismo e buona educazione.
Le parole sono petalisul volto, di qui il mio nick, possono essere anche ceffoni, ma giungono sempre come una mano che si tende verso l'altro.
Dobbiamo fare un cammino a ritroso, sfoltire tutte gli orpelli del cammino dell'umanita' e vedere cio' che abbiamo dentro, di ricchezza e semplicita'.
Vorrei essere scabro ed essenziale, come i ciotoli che volvi..Montale
Quale migliore maestra della natura naturata di cui siamo parte integrante?
Non e' facile poiché la ratio mi dice che la morte fa parte del ciclo vitale, del quotidie morimur, ma l'attaccamento alle cose, alle persone mi rende fragile, disperato, quando tocca a me soffrire una perdita, una mancanza vitale.
Proprio perche' l'essere umano e' ragione ed istintualita'. Conciliarle forse e' saggezza. Ma la saggezza e' un dover essere, una tensione.
Quindi accontentiamoci del nostro volo sbilenco, delle nostre inevitabili carenze.
Stiamo vicini agli altri con cura, con passione e avremo recuperato la nostra umanita', non del tutto, ma almeno ci abbiamo provato.
Seconda domanda - tra le note musicali e la tattilità dello stile gotico, sempre prendendo dalle tue foto, ci vedi qualche attinenza strutturale?
Certo.Dalla mia casa si vede la concattedrale di stile gotico moderno fatta da Gio' Ponti. Le strutture che dal basso si ergono congiungendosi verso un cielo in guglie esili sono come mani congiunte in preghiera, l'elevazione verso il cielo, i suoi misteri espressi da suoni che si fondono armoniosamente, la musica come musiaca sacra inizialmente, le stesse note chiamate secondo le iniziali di un salmo ut...do __etc.
la musica come espressione prima dell'essere di qualsiasi colore ed etnia e' canto verso qualcosa che non comprendiamo del tutto, ma che evoca sensazione ed emozioni. Il discorso e' lungo, non si puo' esaurire in quattro parole.
Tutti uniti con le chitarre, le nostre chitarrre contro la guerra, cantavano i ragazzi della mia generazione contro gli orrori della guerra del Vietnam.
Non e' una cattedrale di luce e preghiera?.
E si senti' quel canto, quella protesta, iniziarono i movimenti pacifisti, la predicazione Di Martin Luter king, Ghandi, insomma il mondo cambiava.
Certo non si cambia l'uomo, le guerre purtroppo ci saranno sempre.
Terza domanda: I riti. Quanta efficacia attribuisci ai riti rispetto alla parola scritta?
Molta, i riti sono l'esternazione della parola scritta.
"Et verbum caro factum est" dice l'evangelista Giovanni.
La parola si materializza, Cristo predica ed agisce, raduna le folle, trasforma le pietre in pesci, presenzia e nozze di Cana e rimprovera sua madre come tutti i figli.
I riti sono anche per tutte le religioni, l'uomo ha bisogno di vedere, toccare, seguire dei tituali. E' normale.
E' umano.
Anche pubblicare una poesia e' l'aspetto esteriore un po' verita', un po' scena di noi.
La ricchezza smodata della Chiesa, quella, chiedo perdono, non la capisco e non mi piace, e' eccessiva e contraria alla vita degli uomini di buona volonta'.
Est modus in rebus.
Ultima domanda: il luogo dell'anima e il luogo del web.
Il luogo dell'anima puo' essere un cenobio toscano, puo' essere il Web, dipende dall'uso che se ne fa.
Se si riesce ad essere autentici anche nel web, in mezzo a tante persone, allora il web puo' essere luogo dell'anima.
Dove esprimiamo le nostre potenzialita', ci diamo agli altri.
In uno scambio che e' arricchimento, confronto, scontro a volte.
I mezzi sono cambiati, ma l'uomo e' sempre lo stesso.
Io personalmente non ho difficolta' a comunicare, proprio perche' penso che sono una tra tanti e che non sono eccezionale, ma una donna con le angustie e le gioie di tutti.
Vedo che nel web ci sono tanti affluenti, come per il mare.
Chi vuole rispettare il mare non lo inquina, chi non ha rispetto, puo' inquinare anche uno spazio ristretto.
Usufruiamo al meglio delle cose che abbiamo nell'epoca in cui viviamo, collaborando, non ostacolando gli altri. E saremo tutti piu' contenti e meno frustrati.
Credo di aver risposto.
Desidero apporre la mia firma a quanto ho detto. Non mi sembra decoroso celarsi sotto un nick.
Nicoletta Accettura __.Grazie tante
Grazie a Te, Nicoletta