Maestosa questa nota stretta qui sui colli largo incide amena smussata la rondine di testa si asside fermo il tempo dell’astemio - ah temo di fuggire - in cui sfugge agli inchiostri e mentre le si resta a canto il nido - ah, il nito del dò - dicemmo prendiamo gli occorrenti tutti il ramo secco la pula e i bastioni per quanto saranno grandi i gelsi toh prendi anche questo cretto che li raccoglieremo tutti tra i clivi storti delle copule di cesto negli attimi dispersi nei tanti finti tondi degli attimi di sfondo dei giri ancora sghembi in quelle giornate rotte dei diversi riti monchi di vergini riverse da far poi dir che in esse ti sposerai di piglio tra i mirti e figli degli alberi di giglio che ancora non ci sono.
Indicati, perdemmo i gelsi e i resti
Perdemmo le more
E di cui
I nomi dei dispersi
Svegliandoci nel sogno ancora ci chiamavano
E rispondemmo presenti
Anche quando tu mi dicevi di star zitto:
Ché ancora non arrivano a te.
Prendemmo le cure dei tempi, dei posteri
e dei sempre come negli alti piani e bassi
dei mezzani privi di ascensori.
E di cui anche agli allori dei gradini.
A volte stanche queste ore, altre dismesse
dai più.
Comunque navigate per il senso delle attese.
Così come quell'affetto che ancora ti riporto,
Per intero.