orme del caos

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giovedì, 21 maggio 2009

Vicini di casa II

Il pianerottolo e la Fiera di Milano
 
 
 
Il pianerottolo è qualcosa di molto saggio nel disciplinare le distanze tra di noi. Si pensava, così, di ingrandirlo per concederci più libertà personali. Fu chiamato il progettista, una bella donna dall’aspetto un po’ esotico, che, rimirando i bei quadroni dell’ingresso, esclamò: Sono a forma di quadrato! Eccerto, il quadrato sarebbe una figura geometrica molto nota anche ai ragazzini delle elementari, che, ancora bimbi, si recavano a scuola. Ma era fatta così, evidentemente, in quel suo aspetto artistico che ogni cosa deve essere essenziale e leggera in un condominio costituito da  non meno di 10 famiglie -fra cui gli anziani-, anche se qualche appartamento, allo stato civile di un luogo comune, risulterebbe poi sfitto.
 
La signora con la spesa sul davanti, ricca di pomodori stamattina, la guarda, la squadra, e poi si affida all’ascensore che subito s’innalza ai piani.
 
Vorremmo affidarci alla sorte, suggeriva il condomino numero sette, quello del terzo piano, un po’ sconnesso, per l’occasione, nel suo sempre impeccabile abbigliamento. Affidarsi a quei centimetri, e, possibilmente a qualche metro, in più, che ci separino nella nostra riservatezza quando ci lasciamo prendere dalla solitudine e cominciamo a pregare anche in casa, che mò, oltre tutto, sta per arrivare la Santa Pasqua e vorremmo così comprare anche delle uova. A dir il vero, le uova, risulterebbero un ellisse, come figura geometrica, ma, data la santa ricorrenza, potremmo anche chiudere un occhio.
 
Io chiuderei quello di sinistra! gli risponde il destrorso del condominio, l’ammiratore del berlusca, che espone in ogni tornata elettorale la bandiera di Forza Italia; neanche dovesse attendersi una partita della nazionale da dover immortalare, e copincollare, alla tv.
 
L’architetta, infilandosi uno dei suoi tanti occhiali, fa un po'  di calcoli, e ci invita a prendere coscienza che abbattere le pareti condominiali, per poi ricostruirle a più debita distanza, non è affatto cosa semplice, ma che ci propizierebbe, considerate le nostre fervide richieste,  dei riti algoritmici che farebbero al caso nostro.
Così, su due gambe, in apparenza anche belle dure, ci apre il suo pc e ci mostra la Fiera di Milano, che lei, a bassa voce,  dice di aver visitato il 24 marzo.
 
postato da: ormedelcaos alle ore 15:58 | link | commenti
categorie: logica, linguaggi verbali, racconti a moduli

Vicini di casa (la differenziata)

La differenziata
 
 
Fermiamoci ancora un attimo, Signora,  osserviamo ben bene questi residui del nostro condominio, posti così  nudi innanzi ai nostri occhi, forse un pò   troppo ingenui, e che potrebbero, a prima vista, anche apparire insignificanti al buon osservatore attento del quinto piano, sa:  il filosofo che tutto lascia passare. Le pare sia un bello spettacolo, questo nostro? e si rivolgeva ai sacchetti della spazzatura, la differenziata, con i tanti cumoletti a colori diversi, fuori dai loro naturali ricettacoli.
Io, ad esempio, aggiungeva, li porto solo di sera, i sacchetti, ché lasciarli di giorno fanno cattivo il naso,  e gli occhi sguerci che poi ti vengono,  se solo respiri un po’ più forte del solito nel salire in fretta le scale, ché l’ascensore è rotto ai piani e resta fermo così  da diversi giorni, ha notato?
E' abitudine sana, sia alla vista che al corpo intero, mantenersi il più pulito possibile, specie di questi nostri tempi in cui:  viaria, iceberg che si sciolgono troppo presto, mucche un po' pazze e, non ultimo, per intenderci, le pesti suine, neanche si mangiasse tutti i giorni carne  e si fosse allergici alle verdure, delle quali,  invece,  proprio voi donne, andate  pazze. Che al supermercato lo si nota subito, anche se distratti, dal modo come le guardate, e poi, leste, le infilate, con le stesse vostre mani, nei carrelli della spesa, dopo averne ben letto il prezzo. Ma creano tanta di quella immondizia, Signora, mi creda, che le ritroviamo poco dopo quasi tutte ben aperte davanti a noi la sera, quando, come ora, torniamo a casa, e non sappiamo neanche dove mettere i piedi, infestate come sono, le strade, pure le nostre condominiali,  da topi e altri animali similari, a dir poco.  E non ci sono, per queste cose, ronde che tengano.
 
Io non adoro i luoghi chiusi, neanche dovessi rimanerci tutto il giorno, risponde lei, sui 45 anni, ben portati, neanche fossero veri.
Guardi anche qui.  E' mai possibile lasciare le scale infeconde di schiuma molto odorante da pulire bene le asole delle finestre in quel luccichio delle maniglie dorate che noi abbiamo tanto voluto  nel nostro condominio, che si espone, così, anche alle critiche del primo venuto di giorno, che magari arrivi, ironia della sorte, anche di venerdì, com’è oggi?
 
Io, Signora, e mica sono allergico ai colori ma solo un po’ daltonico, a dire il vero, avrei preferito il ferro brunito, il bronzo anche qualsiasi, ché l’ottone brilla troppo quando il sole è alto in cortile e si  potrebbe scambiarlo per oro, e, così, per errore, ce le porterebbero via, le maniglie, e, di notte, non potremmo più  neanche chiudere  le finestre lungo le scale, che ancora è freddo in casa, e i termosifoni restano spenti da mercoledì scorso. E perciò mi opposi alla delibera votata da tutti voi, della quarta scala A, nell'ultima assemblea condominiale, alzandomi finanche in piedi, per perorare con più forza la mia tesi, che ora, ancora con umiltà, le sto riesponendo, se si ricorda.  Mi creda, non avevo nulla, in particolare, contro di lei, che, oltre tutto, apprezzo tantissimo anche per come cammina e come veste, sobria, tanto per intenderci. E che è così gentile e riguardosa, e con cui, a ben pensarci, ci salutiamo sempre, anche quando  siamo distanti, e nessuno ci vede, da un marciapiede all'altro. Come anche questa mattina. 

 


 

postato da: ormedelcaos alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: logica, linguaggi verbali, racconti a moduli

Le circostanze zoppe

 

Così sfrontati?
L’incerchio entro il suo cammino
Che prese postumo
 
L’illuminato che egli sia, il secondo,
l’approdo e giubilar di canti
i posdicevoli
Gli amebici, due lestofanti il terzo
a modo
 
 poi le stelle vibrar  le circostanze
irriguardate, le aparrisie dei penultimi
a cestelli in mano, trifogli
lo rimorchiar
su carri di vie e sparger loro gli innanzi
i modelli di mondi, altri, che poi tu sia
il novello venuto, lo altrui
 
colui che dice
e poi sui ponti il sospeso, se non trovi
più le addatazioni, i mutamenti, i dì
scorrevoli su virgulti, il giardino
fiorito che ti corre di verso
 
oh frutti, oh frutti venuti
dov’eravate innanzi?
postato da: ormedelcaos alle ore 13:37 | link | commenti
categorie: filosofia, linguaggi, linguaggi verbali

l'abbandonato de li cerchi

 

Che tu fossi il nudo, oltre le abbondanze dei cerchi
I logaritmi di ogni accorta avvedutezza, le sembianze ed oltre, gli emulamenti
Vari Dei più, e più il mare che illumina il celeste, e, più oltre ogni dire, le titubanze,
l'incerto che muove il primo all'accadere, ahi, specie, ahi, generi, ahi! quando
ti fai male sei tu ancora l'avvenire che chiami? l'accuratezza disseminata, il seme
che spande i radicati, e liberi, suoi contenuti ancora in potenze inespresse, così ai tulipani il rosa se il giallo non piace, il pigmento del serio quando il profano o l'abitudini,
le tronfie cose che s'arrotolerebbero ove l'uomo non fosse lui il creato del soft ware
anche minuto che sia stamattina o anche appena appena a suo comparato organico
o companatico
del più e più
ancora
in moro, diremo oggi a coro: scegli l'adattivo, il rutilante, il cornicione a sole, così
che ti riscaldi lo inverno se il freddo non anche ti manca.

Oh magnitudo, oh il rio, ansimante.

postato da: ormedelcaos alle ore 13:34 | link | commenti
categorie: linguaggi, linguaggi verbali
venerdì, 18 luglio 2008

'U mumento 'e mò.( Il momento di adesso)

 

 

 

 

 

 

 

 

. lu punto

 

sottotitolo: A le sorelle carnali e a lì culetti d’oro, non è d’incesto il canto. A sorella musica e alla signorina Sweet con dedica assai. post vernacolare per i non udenti.

 

A me di me legittimo io..

e se fosse troppo presto

non lo sapremmo nemmeno

qui

viaggiando tra le sacre rondini....

..e se fosse troppo presto

 

Ventodimusica

 

farei di questa sua risposta amme legittimo me di io, un'altra de lo suo bel volo a rondine - lei è femmina perciò: altra - di rondinella ammusica di mò...a foulard del t'alamo, o solo d'un t'amo o t'amai ..lo specchio mio, specchio...chi è la più bella tra noi tre

 

rondinella ammusica di mò...a foulard del t'alamo, o solo d'un t'amo...lo specchio mio, specchio...



..e se fosse troppo presto, t’arrispunnia io
non lo sapremmo nemmeno
qui, arrispunnissi tu,

 
viaggiando tra le sacre rondini....

essì, questo è lo dire de lo Specchio..e riconoscesti l'orme....bellella mia


t'abbraccio assai assai........sorellamusica...e m’astregno ‘a la vucchella toia p’a fa cantà ancora, p’a fa canta dei versi miei

‘e ch’ill’aieri oppure e mò,

chiane lu core, chiana eppassa ll’ora du mumento

 

accussì, accussì, compa ‘a 'ste note ‘e mò, chelle e d’Anake, d’Anake ‘e dimani, ch’Ella ‘e sempe, ‘a musica e venexia

 

cuncertu pur u, pure pe te ‘e mme, mò ripiglio e me giro

 

…..note….disonorità …piano con tastiera mobile….al dito se uno, o più tasti se dieci che io non ci azzecco che con solo uno, massimo due…….viola sei tu per me, violì violì violincello  din d’in

 

Caos, diciamoci che è tardi..perchè io sinceramente in questi non ti trovo...!!??:))
un sorriso
criss

 

 

Madamoiselle Sweet

 

 

e'll'oso signorina Sweet che non mi ritrova che lei vorrebbe l'allungamento del tempo
ai riflessi del prima e anche del dopo.

qui è solo essenza, parfume, dicono i francaise.

 

Ma lo vostro bel culetto assai move d’hombres a l’estate, di cocci i naviganti 'e l’altra sera

 

Lei signorina Sweet così composta austera due piedi in una scarpa così mi cade di parvenza mi sussurra andiamo se lo specchio è rotto andiamo nel bagno e io le direi andiamoci mò

 

Accussì a piedi scalzi e musica…sona.

 

E thiè lo tè che a me piace lo cafè se d’int’a tazza allasca a molla de lo pietto e scènnesi la mutandine se se fa lo bagno a mare si metta lu costume buono.

 

Chillo d’o tanga che è femmina bella e tango ‘e notte sona na funesta, luntana e ‘i m’astringo ‘e te che ce stai mò.

Diciamoci che è 'u mumento 'e mò.

 

Ossia ‘e vui

Ecco, Signorina Sweet, se le usiamo troopo, le parole non ci afferrano più

Ci sanno solo di sandali. Di mocassini, invece di scarponi e di tempeste

 

Move la sera langue e la calzetta ‘a lu purtone.

 

 

 non ho capito tanto di ciò che hai scritto non conoscendo il vostro dialetto..ma a senso qualcosa ho colto...eh eh eh eh caos, spero tu non mi metta in qualche "caos"...
un sorriso
criss

signorina Sweet

 

 E' sempre il tempo, signorina Sweet, il tempo del Professore di fisica, 'o (il) nostro padrone, lei la mia padrona,  io ad esempio se lei avesse un pò di tempo potrei dimostrarglielo per lui anche se non arriva ancora stasera, facciamo verso le sette, se le ci stesse, col suo bel culetto, gambe divaricate, petto in fuori, faremmo potremmo sperimentarlo assieme queste grandi scoperte sue, quelle del professore delle piramidi al reno

ma è ormai fuori tempo per il Motel, veda un pò di farlo rientrare qui in camerino quel suo nostro racconto magari in qualche angolo, in qualche piega del tempo in qualche abisso del cesso dove talvolta gli angeli stanchi delle mancanze di farmacie aperte o sacchi della spesa.

 

 

 

 

Serie dalla specie: Gli Specchi del  Motel.  Riconoscibilità dei Linguaggi.

 

 

©ormedelcaos

 

 


16/07/2008 alle 13:42 link...
categoria:prova dautore, ri/conoscimento dei linguaggi...
postato da: ormedelcaos alle ore 18:02 | link | commenti
categorie: linguaggi verbali, dialoghi o monologhi
sabato, 26 aprile 2008

 

 

A fari spenti

 

 

È come una pietra

Questa parola

La lanci, si alza

Vola e poi si posa

È come una lettera

Questo  dire

Una lettera partita

Da un punto

Che ritorna

Su se stesso

Avendo rifatto

Il giro.

È come una sfera

Questo mondo

Una sfera dove

Interrogammo i lumi

E i fari erano già spenti.

 

 

Affari spenti

 

postato da: ormedelcaos alle ore 07:31 | link | commenti (1)
categorie: linguaggi verbali